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5Stelle e l'utopia della democrazia digitale

I 5Stelle rilanciano il progetto di democrazia digitale e propongono il passaggio al voto online. Una manovra che da una parte appare un diversivo, dall'altra un progetto senza basi tecnologiche adeguate.

Per sviare il dibattito politico e mediatico dalle divisioni interne e dalle continue incomprensioni con la Lega sui temi decisivi per il futuro del Paese, dalla politica economica alle infrastrutture, dalla politica estera alla sicurezza, i Cinque Stelle provano a gettare fumo negli occhi degli italiani rilanciando l’utopia della democrazia digitale.

Nel week-end scorso lo stato maggiore grillino si è ritrovato a Milano alla convention promossa da Davide Casaleggio, il Villaggio Rousseau. Dal Palazzo delle Stelline, in pieno centro, è partita una nuova campagna in favore dell’utilizzo delle tecnologie digitali nei momenti elettorali e nei processi di formazione del consenso. In altre parole, stando alla visione pentastellata, i tempi sono ormai maturi per trasferire nella dimensione virtuale i processi di partecipazione dei cittadini alla vita dello Stato (elezioni in primis) e per promuovere consultazioni on line a tutti i livelli, al fine di coinvolgere gli utenti nelle scelte politiche fondamentali. Addirittura, durante il week-end milanese, è stato simulato il voto su blockchain (una struttura dati condivisa e immutabile), che verrà presto inserito nella piattaforma privata Rousseau, gestita dalla Casaleggio associati.

Ma quanto a trasparenza e affidabilità democratica di tali procedure siamo all’anno zero. Si brancola davvero nel buio. Lo lasciano intendere le parole di Francesco Boccia, deputato Pd, da sempre attento ai temi della Rete: «Davide Casaleggio fa annunci utilizzando paroloni come blockchain, un argomento complesso che, in questo specifico caso viene utilizzato come 'specchietto per le allodole' dopo il flop tecnologico del voto sull'autorizzazione a procedere su Salvini - la sua dichiarazione -. A Milano è andata in scena l'ennesima farsa fatta a uso e consumo degli investitori potenziali per le attività della Casaleggio ma che non ci pare abbiano nulla a che fare con la democrazia italiana».

Alle criticità dei sistemi di voto digitale in termini di sicurezza e trasparenza si sommano le difficoltà infrastrutturali e culturali e il vuoto di regole in ordine ai criteri di rappresentatività delle consultazioni in Rete. Infatti, non sono previsti quorum né meccanismi di certificazione delle procedure di voto, per cui non è dato sapere quanto le preferenze espresse nel web siano lo specchio reale dell’opinione pubblica o soltanto la fotografia sbiadita di una parte minoritaria di popolazione votante.

Il Movimento 5 Stelle vorrebbe introdurre nel nostro Paese il voto digitale.  Il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, il pentastellato Giuseppe Brescia, ha annunciato infatti l’intenzione di proporre una legge, da far approvare entro questa legislatura, per consentire di esprimere la propria preferenza on line già alle prossime consultazioni politiche. Il primo passaggio potrebbe essere quello di presentare un emendamento alla proposta di legge targata Dalila Nesci, già approvata dalla Camera, che prevede per universitari e studenti fuori sede la possibilità di votare per i referendum e le europee in un Comune diverso da quello di residenza.

Al Senato i Cinque Stelle sarebbero poi intenzionati a depositare un emendamento per introdurre la facoltà del voto elettronico anche per gli italiani all’estero. Brescia ha sottolineato la necessità di aprire il dibattito sull’e-vote dopo il referendum del 2017 in Lombardia e ha dichiarato: «Naturalmente ogni innovazione non può prescindere dall’articolo 48 della Costituzione: il voto sarà sempre uguale e personale, libero e segreto. Credo che il sistema di voto attuale non garantisca questi requisiti e non faciliti il concreto esercizio del diritto di voto. Basti pensare all’affluenza all’estero - pari al 30% per le politiche e al 6% per le europee - o alla quota di schede nulle, quattro volte più alta rispetto a quanto accade all’interno dei confini nazionali. Gradualmente il voto elettronico potrà essere aperto anche ai cittadini che in Italia vivono lontani dal luogo di residenza».

La proposta dei grillini non piace però alle opposizioni. «Se il Movimento pensa di trasformare l’Italia in una enorme piattaforma Rousseau da manipolare a proprio uso e consumo, questa volta dovrà fare marcia indietro - ha dichiarato Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia in Senato -. La piattaforma ha già dimostrato tutta la sua inadeguatezza e attualmente nessuna delle soluzioni tecnologiche sperimentate ha garantito la sicurezza che i sistemi di voto tradizionale offrono. I Cinque stelle hanno fatto un mantra della battaglia contro il voto di scambio, e in questo senso la cabina elettorale resta un baluardo più sicuro rispetto al sistema del voto on line attraverso le smart card».

E’ di analogo parere il sindaco di Milano Giuseppe Sala in un’intervista al Foglio: «In Svizzera stanno facendo una proposta di referendum per abolire le votazioni online, per ribadire che le votazioni digitali non danno garanzie di sicurezza sufficiente, in una stagione in cui esistono forze straniere pronte a interferire nei voti di paesi sovrani e per ribadire che le votazioni digitali sono una delle principali minacce non solo per la democrazia rappresentativa ma anche per la democrazia diretta. Io la penso come gli svizzeri e sarebbe bello se in Parlamento qualcuno avesse il coraggio di presentare una legge per vietare la truffa della democrazia digitale».

Sia, quindi, per le elezioni vere e proprie che per le consultazioni su singoli temi, la Rete appare ancora largamente inadeguata a sostituire l’espressione reale del consenso nella cabina elettorale e la manifestazione di qualificati e documentati punti di vista su problemi specifici. Peraltro la partecipazione democratica, anche nei momenti elettorali, ha una precondizione: la possibilità che i cittadini siano correttamente informati su quanto accade, al fine di potersi formare un’opinione consapevole sui fatti e le situazioni. Ma questo elemento in internet presenta ancora molti aspetti critici e nebulosi, che la propaganda grillina non fa altro che alimentare.