• VERSO LE ELEZIONI

"Ahi, serva italia!" Il voto e le ingerenze straniere

L’Italia anche questa volta appare ostaggio di condizionamenti stranieri e manipolazioni di centri di potere che congiurano contro la libertà di voto. Il nostro Paese si conferma prigioniero delle strumentalizzazioni del passato, che finiscono per distruggere i sogni del futuro. 

Jean Claude Juncker

Le urne si avvicinano, la propaganda elettorale si scalda ulteriormente e i sondaggi, nonostante i divieti, continuano a circolare sottobanco e a confermare che il centrodestra è in netto vantaggio sul centrosinistra e sul Movimento Cinque Stelle e potrebbe anche raggiungere la maggioranza assoluta, senza necessità di larghe intese.

Questo in ogni caso dovrebbe rassicurare i vertici dell’Unione europea, considerate le aperture del Ppe a Silvio Berlusconi e la trasferta che quest’ultimo ha fatto a Bruxelles per confermare la sua volontà di porsi quale argine contro i populismi e l’impegno, in caso di vittoria del centrodestra, a muoversi nel solco del rispetto degli impegni europei.

Invece stanno succedendo alcune cose che sembrano fatte apposta per impedire al centrodestra di vincere e per conservare lo status quo, fomentando la paura e gonfiando i dati della crescita, che rimane modesta, incerta e tutta da dimostrare, al di là dell’euforia di alcune cifre. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, pur correggendo il tiro in seconda battuta, parlando delle elezioni italiane, ha affermato che "dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, cioè un governo non operativo in Italia". Con conseguente forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo. L'intero arco costituzionale lo ha attaccato. Anche i Cinque Stelle hanno denunciato la pesante ingerenza negli affari interni del nostro Paese. Contro il lussemburghese il premier Paolo Gentiloni ha usato il fioretto, senza però rinunciare a chiarire che non è opportuno in questa fase attaccare l’Italia e alimentare le paure di instabilità.

Il parziale dietrofront di Junker non è bastato a placare le polemiche, tanto più che il presidente della Commissione Ue si è detto altresì preoccupato per il referendum dell’Spd sulle larghe intese tedesche, che potrebbe anche bocciare il nuovo governo e allargare le incertezze sul futuro della Germania e quindi dell’Europa.

Sarà pure un caso, ma l’unica a difendere Juncker è stata Emma Bonino, che da sempre gioca di sponda con i centri di potere esterni all’Italia pur raccogliendo risultati elettorali risicati in Europa. "Al di là dei numeri – ha detto Bonino– credo che Juncker guardi la nostra legge elettorale che è proporzionale, fatta apposta perché nessuno ottenga una maggioranza. Juncker è intervenuto anche sulla Brexit o sulle elezioni spagnole. Noi italiani ci dobbiamo rendere conto che non tutto avviene all’interno del Raccordo Anulare o a sud delle Alpi. Gli ambasciatori che stanno a Roma compilano delle note che poi trasmettono ai rispettivi governi. Non è che stiamo facendo una gran figura di serietà".

Forse collegato a un disegno di conservazione dell’ordine costituito anche il susseguirsi di endorsement pro-Gentiloni. Mentre Matteo Renzi sembra in caduta libera, perde credibilità e non sembra in grado di risalire la china, tanto che nei giorni scorsi ha dovuto perfino ribadire che in caso di sconfitta elettorale non lascerà la segreteria dem, il premier naviga col vento in poppa, almeno all’interno del centrosinistra, e incassa le investiture ufficiali di Giorgio Napolitano, Romano Prodi, Walter Veltroni e perfino i giudizi benevoli degli avversari come Silvio Berlusconi. La disponibilità al dialogo e lo spirito inclusivo dell’attuale Presidente del Consiglio sono il miglior viatico, agli occhi dei vertici europei, per la prosecuzione di una stagione di riforme nel segno del consolidamento dei vincoli europei.

Infine l’innalzamento dei toni in campagna elettorale. Si susseguono disordini nelle piazze e molti osservatori agitano lo spauracchio del ritorno al fascismo e agli estremismi in generale. Di solito queste tensioni vengono alimentate ad arte per impaurire l’opinione pubblica e spingerla a votare per le forze politiche del governo in carica. Sarà anche questa volta così’? C’è chi si erge a guardiano della democrazia contro i presunti “fascisti”, solo per lucrare vantaggi nelle urne, ma finendo per terrorizzare inutilmente l’opinione pubblica. E c’è anche chi fomenta disordini nelle piazze per riaffermare l’autorità e magari aiutare partiti in affanno nei sondaggi. E’ stato così per Traini che, anziché un “folle”, è stato dipinto come un violento con un disegno politico ben preciso, il che ha indotto gli antifascisti a organizzare una manifestazione in pompa magna. E di fronte ai facinorosi dei centri sociali che ostacolano i comizi di Forza Nuova ecco levarsi le parole buoniste di chi, a sinistra, vuole marcare una diversità morale che non è mai esistita e non esiste, perché sia a sinistra che a destra ci sono sempre stati i “fascismi” e gli estremismi, cioè le esagerazioni dialettiche, linguistiche e anche le provocazioni.

L’antifascismo preconcetto ed elettorale non è difesa della democrazia, ma  negazione della democrazia. La demonizzazione di organizzazioni che stanno dimostrando di rispettare le regole della campagna elettorale è pericolosa proprio perché provoca l’effetto contrario e rischia di portare acqua al mulino di quelle forze politiche, sia pure marginali. E così l’Italia anche questa volta appare ostaggio di condizionamenti stranieri e manipolazioni di centri di potere che congiurano contro la libertà di voto. Il nostro Paese si conferma prigioniero delle strumentalizzazioni del passato, che finiscono per distruggere i sogni del futuro.