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Andalusia, Vox è il voto dei "rifugiati" in casa propria

Risultato eclatante nelle elezioni regionali dell'Andalusia, Spagna meridionale: vince per la prima volta il partito Vox. Formazione dichiaratamente cattolica e identitaria, Vox vince in un momento in cui l'immigrazione in Spagna, dal Nord Africa, sta diventando incontrollabile. E proprio l'Andalusia è oggetto delle mire espansionistiche del jihad

Vox

Domenica le elezioni regionali in Andalusia hanno decretato l’ennesima sconfitta della sinistra in Europa. Per la prima volta, il Partito di destra Vox conquista seggi nell'assemblea regionale, eleggendo dodici deputati.

Santiago Abascal, il leader del partito in queste ore in festa, ha dichiarato "gli andalusi ancora una volta hanno fatto la storia come tante volte in passato, si sono scrollati di dosso 36 anni di regimi socialisti, aprendo la strada al resto degli spagnoli, dicendo che è possibile, finanche più facile, fare lo stesso nel resto del Paese". D’altronde il fatto che Abascal, uno che si dichiara senza troppi peli sulla lingua “a favore della vita, contro il multiculturalismo e per forti confini nazionali”, parli di svolta storica non è un enfatizzare sulla scia dell'entusiasmo post elettorale.

Il risultato delle urne racconta un’Andalusia che, dopo trentasei anni di politiche immigrazioniste scellerate, ha scelto di iniziare a creare un argine a quella che analisti e storici raccontano, da anni, essere la nuova conquista islamica del territorio spagnolo. Nel 711, le forze musulmane entrarono nella penisola iberica dal Nord Africa. E riuscirono a occupare, al di là della Francia meridionale, la maggior parte dell'attuale Portogallo e della Spagna, che venne poi ribattezzata al-Andalus quando si unì al Califfato degli Omayyadi come provincia. Nel frattempo, gli spagnoli il terrorismo di matrice islamica hanno finito con il crescerselo in casa. Sono anni, infatti, che in Spagna la minaccia jihadista ha smesso di provenire solo dall'estero: la nazionalità e il paese di nascita dei jihadisti, che sono stati arrestati o morti in Spagna tra il 2013 e il 2017, rivelano che la componente autoctona del fenomeno ha un'importanza quasi uguale a quella straniera. Perché gli immigrati islamici di prima e seconda generazione non sono in Spagna per integrarsi.

L'islam da sempre reputa l'Andalusia un territorio chiave e prezioso (soprattutto simbolicamente). E oggi più che mai, complici l'Isis e il terrorismo islamico in grande spolvero. Tant'è vero che un rapporto del Ministero dell'Interno spagnolo del 2016 ha evidenziato che il numero di messaggi sulle reti di propaganda jihadiste, che invitano i volontari a lanciare attacchi contro la Spagna e a "liberare" città come Toledo, Córdoba e Siviglia, è raddoppiato rispetto agli anni precedenti. Per i jihadisti, gli eventi di cinque secoli fa rimangono una ferita aperta ed è per questo che, coadiuvati dalle politiche socialiste degli ultimi anni circa l'immigrazione, tante città dell'Andalusia (e della Catalogna) sono viste come colonie che la Spagna ha in un Paese musulmano, e che vanno riconquistate. A Huelva la comunità islamica si è attrezzata con la tecnologia per evitare il rischio d'incontrare i non-musulmani del luogo: una app per conoscere e far uscire i ragazzi solo con islamiche. Almería, che è la terza tra tutte le province spagnole, ha una popolazione di immigrati islamici del 15-20%. Granada, battezzata "l'ultimo rifugio dei musulmani", ha gli Emirati Arabi Uniti che le guardano le spalle: insieme alla Libia e al Marocco, hanno pagato per la costruzione della Grande Moschea di Granada. “Agirà come punto focale per la rinascita islamica in Europa, ed è il simbolo di un ritorno all’islam tra il popolo spagnolo e tra gli europei indigeni”, dichiarò Abdel Haqq Salaberria, portavoce della moschea all'inaugurazione.

L’Arabia Saudita ha anche costruito il centro culturale islamico da 22 milioni di dollari a Malaga e le “grandi moschee” di Marbella e Fuengirola, note per la promozione dell’islam wahhabita che, per definizione, rifiuta l’integrazione degli immigrati musulmani nella società spagnola. La presenza islamica sul territorio è tale che, quando due anni fa a Córdoba la Chiesa Cattolica ha provato a fare dei lavori alla Cattedrale - area che i mori avevano strappato alla cristianità per edificare la grande moschea prima di tornare proprietà della Chiesa - è stato scatenato un tale putiferio che alla fine hanno dovuto rinunciare: specchio di una islamizzazione sempre più prepotente. Da Osama bin Laden ad Abu Bakr Al Baghdadi, tutti i leader del jihad globale hanno menzionato l'Andalusia tra le terre che saranno conquistate di nuovo dall'islam.

Il debutto e la vittoria di 'Vox' - nel senso di "voce del popolo"- sono stati salutati dalla stampa internazionale come l'ennesimo virus impazzito di un'Europa insofferente al multiculturalismo e tutta proiettata ad un vetusto "Dio-Patria-Famiglia". Vox in realtà si pone ad esempio come partito di ispirazione apertamente cattolica. Contro il diritto all’aborto, considera che questo, come i trattamenti per il cambio di sesso, non debbano essere pagati dal sistema sanitario pubblico. Fortemente contrario alle varie teorie del gender, ha proposto un programma tutto incentrato sull'identità. Presentandosi in quel sud della Spagna dove da disoccupazione e crisi economica non si riesce a guarire, Vox non ha messo in cima all'agenda politica una riforma economica. Ma la lotta all'immigrazione clandestina in un momento in cui la premier Sanchez si confronta con l'arrivo di migliaia e migliaia di persone dalle coste africane e dai confini di Ceuta e Melilla. L'Andalusia è la prima frontiera di questo fenomeno migratorio.  

E il voto andaluso è allora il sintomo della paura di sentirsi rifugiati in casa propria. Con l'ingresso di Vox nell'assemblea regionale forse l'Andalusia, la terra promessa dei musulmani e benedetta dagli ayatollah di Teheran, avrà meno chances di far parte dell’Occidente arabo, il Maghreb. Ma oltre all’immigrazione, ci sono anche difesa dell'identità e dell'unità nazionale. E così Vox ha chiesto la centralizzazione del sistema sanitario e scolastico come risposta alla deriva autonomista. Dimostrando come certi argomenti siano particolarmente sentiti. 

Niente di particolarmente rivoluzionario nei termini rispetto ad altri movimenti in crescita in Europa, ma sicuramente più deciso a rispondere ad esigenze che non riguardano solo l'economia e il politicamente corretto. A cominciare dalla vita umana, sino al giro di vite sulle moschee. E con il sostegno di movimenti pro-famiglia e pro-vita che hanno trovato qualcuno che guarderà loro le spalle.