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Attacchi a Zen dal giornale del miliardario cinese

Il South China Morning Post accusa con insolita veemenza le critiche del cardinal Zen all’accordo provvisorio di settembre fra governo cinese e Vaticano. "Preferisce la persecuzione per i cattolici, mentre vive in sicurezza a Hong Kong trasmettendo le sue opinioni odiose e dementi". Le ragioni di un odio per isolare una delle voci più libere del cattolicesimo cinese. 

Alex Lo, editorialista del “South China Morning Post” di Hong Kong ha pubblicato un articolo suo suo giornale accusando con insolita veemenza le critiche del cardinal Zen all’accordo provvisorio di settembre fra governo cinese e Vaticano. Prima di vedere queste critiche, ricordiamo che il “South China Morning Post”, glorioso giornale in lingua inglese di Hong Kong, è ora di proprietà del fondatore di Alibaba.com Jack Ma, legato a filo doppio con il governo di Pechino. E non sarebbe possibile altrimenti per chi vuole fare affari in Cina. Se pensiamo alla mole di affari di Jack Ma, l’uomo più ricco di Cina, dobbiamo pensare che il favore mostratogli dai governanti non viene gratuitamente.

Chow Chung-yan, sulle colonne del SCMP, al momento dell’acquisto del giornale da parte di Jack Ma, faceva presenti questi timori: “L'acquisizione ha fatto sollevare un poco le sopracciglia, con alcuni che suggeriscono che il Post - che per decenni ha riportato aggressivamente sulla Cina - avrebbe cambiato la sua direzione. Alcuni credevano addirittura che il giornale potesse ormai sorvolare su questioni delicate o controverse che rischiavano di incorrere nell'ira della leadership cinese. In un'intervista faccia a faccia con il Post di Hangzhou, nella provincia orientale del Zhejiang, Ma ha affrontato queste preoccupazioni, spiegando perché credeva di avere una narrativa sulla Cina che fosse diversa da quella dei media occidentali e dei media statali tradizionali”. Ultimamente la narrativa non sembra più così diversa.

Per capire il tono dell’articolo di Alex Lo, ecco alcuni passaggi: “Il vescovo in pensione di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, ama il suono della propria voce più della Chiesa cattolica e del papa stesso. Purtroppo per noi, la pensione non gli va bene. È noto che l'anti-comunismo del cardinale 86enne equivale al fanatismo. Che lui comprenda davvero, come sostiene, la Cina oggi meglio del papa e dell'intero apparato diplomatico dello stato sovrano del Vaticano è oggetto di domanda. Dopo aver invitato il Segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin a rassegnare le dimissioni il mese scorso per il riavvicinamento tra la Chiesa e Pechino, ha scritto sul New York Times che "Il papa non capisce la Cina", che è, per inciso, il titolo del suo pezzo di opinione.

Il quotidiano americano è diventato un portavoce della folla di nastri gialli di Hong Kong. Ha reso Joseph Lian Yizheng, l'eminenza intellettuale del localismo di Hong Kong, un cronista regolare. Ha chiesto il Nobel per la pace per i leader della protesta studentesca Joshua Wong Chi-fung, Nathan Law Kwun-chung e Alex Chow Yong-kang. Il contenuto e l'equilibrio non contano per il giornale, a quanto pare, a patto che qualunque cosa pubblichi corrisponda a una certa narrativa precostituita dei suoi editori sulla nostra città. Quindi non sorprende che Io Zen ora abbia il suo spazio nelle sue colonne.

"Conosco la chiesa in Cina, conosco i comunisti e conosco la Santa Sede", dichiara lo Zen. "Sono un cinese di Shanghai. Ho vissuto molti anni nella Cina continentale e molti anni a Hong Kong."Ho insegnato in seminari in tutta la Cina - a Shanghai, Xian, Pechino, Wuhan, Shenyang - tra il 1989 e il 1996. Papa Francesco, un argentino, sembra non capire i comunisti". Quindi devi essere cinese per capire i comunisti cinesi? Devono essere una notizia per legioni di studiosi e diplomatici occidentali che si immaginano sinologi professionisti e esperti di cose cinesi. Inoltre, la Cina è andata avanti dal 1996. Lo Zen sostiene che l'attuale riavvicinamento porterà "all'annientamento della vera chiesa in Cina". Tecnicamente, è vero - perché la Chiesa non sarà più sottoterra, e può operare apertamente e legalmente sulla terraferma. Certo, non sarà più una forza di resistenza alle autorità del continente, che è proprio ciò che vuole lo Zen. Lo Zen non vuole diffondere la religione con mezzi pacifici o legali. Preferisce la persecuzione e la sofferenza per i cattolici della terraferma, mentre vive in sicurezza a Hong Kong trasmettendo le sue opinioni virulente, odiose e dementi”.

Il Cardinale in realtà non ha detto che serve essere cinesi per capire il comunismo, ha osservato che lui ha una prospettiva molto più ampia sul comunismo cinese rispetto al Papa. E il fatto che egli ami il Pontefice sarebbe chiaro ad Alex Lo, se avesse avuto a che fare con il Cardinale, cosa di cui verrebbe da dubitare. È un Salesiano e hanno inculcato il rispetto per il Romano Pontefice. Proprio per questo solleva dubbi su un accordo che vede, a ragion veduta, come sfavorevole alla Santa Sede.

La Chiesa può operare legalmente? Ma “legalmente” in Cina significa senza libertà e strettamente controllata. Cioè incapace di essere quel sale della terra che chiede il Vangelo.

Il fatto che viva in sicurezza ad Hong Kong non è dovuto al fatto che si tenga lontano dalla Cina continentale per paura, ma perché gli è stato proibito di andare in Cina da parte del governo cinese. Sarebbe come dire ad un esiliato che è un pavido perché non ritorna al suo paese. Semplicemente non può. E le sue posizioni non gli hanno portato nulla di buono se non isolamento, ostracismo e articoli come questo di Alex Lo, una cosa di cui lo stesso Lo non informa però i suoi lettori.