• PARLAMENTO

Commissione banche, il rischio che danneggi tutti

Fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, nasce la commissione bicamerale di inchiesta sulle banche. Mattarella mette in guardia le due camere del Parlamento: che non diventi uno strumento di pressione sulle banche, per condizionarle. Il rischio c'è, le commissioni sono sempre strumenti ideologici. Stavolta ci perderebbe tutta l'economia.

Di Maio e Paragone

Il Capo dello Stato ha dato il via libera alla legge che istituisce la commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche, ma ha invitato le forze politiche a non strumentalizzarla e a non usarla come arma per limitare l’indipendenza di Banca d’Italia e Consob. I 5 Stelle, che fortemente l’hanno voluta, incassano il successo, ma con riserva. Infatti i paletti posti dal Quirinale riguardano sia i tempi di attivazione del nuovo organismo che l’efficacia dei suoi atti. Mattarella ha accompagnato la promulgazione della legge con una inconsueta lettera ai Presidenti di Camera e Senato piena di avvertenze perentorie. "Non è in alcun modo in discussione il potere del Parlamento di istituire commissioni d’inchiesta – spiega Mattarella - ma le analisi ampliate a tutte le banche non devono poter sfociare in un controllo dell’attività creditizia".

Anche perché, come ricorda il Presidente della Repubblica, "condizionare le banche sarebbe fuori dalla Costituzione" e c’è il rischio che "la commissione d’inchiesta si sovrapponga alla Consob" e interferisca con "il normale corso della giustizia". Nelle sue parole c’è anche il richiamo alla indipendenza dai governi di Bankitalia e Bce e una attenzione particolare alla riservatezza dei dati, al fine di evitare "il rischio di riflessi sui mercati di allarmi derivanti da notizie indebite sulle banche". Il Presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati non ha perso tempo e si è subito allineata con una intervista nella quale ha chiarito di essere dalla parte di Mattarella e ha auspicato che la composizione della commissione avvenga sulla base di criteri di competenza e professionalità, selezionando esperti del settore.

Le polemiche e le spiegazioni dietrologiche non mancano. Non è questa la prima commissione d’inchiesta nella storia d’Italia e temiamo che non sarà l’ultima. La loro moltiplicazione serve quasi sempre ad appagare aspirazioni propagandistiche di una o più forze politiche, ma raramente esse raggiungono lo scopo che si erano prefisse e giungono alla scoperta della verità per la quale erano state concepite. Già due anni fa, nell’ottobre 2017, fu costituita una commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sul fallimento di Banca Etruria e le altre banche gravitanti nell’orbita Boschi-Renzi. Per guidarla fu prescelto Pierferdinando Casini. Quell’organismo avrebbe dovuto indagare soltanto su episodi specifici e lo fece, ma senza addivenire a rivelazioni clamorose che potessero in qualche modo contribuire a fare chiarezza sulla gestione di quegli istituti di credito o a risollevare le sorti dei poveri risparmiatori truffati e che aspettano ancora di essere risarciti.

La neonata commissione d’inchiesta invece dovrà vigilare a 360 gradi sul sistema bancario, con rischi che ha già evidenziato Mattarella e altri pericoli che qualche acuto osservatore ha già messo in evidenza. Che la commissione finisca per sovrapporsi alle attività delle autorità di vigilanza o della giustizia ordinaria, creando cortocircuiti e interferenze indebite, è un rischio concreto. Il che avrebbe dei riflessi anche sull’immagine finanziaria italiana all’estero.

A premere fortemente per una legge istitutiva di una commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche è stato soprattutto il Movimento Cinque Stelle, che vorrebbe farla presiedere da Gianluigi Paragone. Lo scopo è duplice: utilizzarla come una leva per recuperare consensi nel popolo anti-casta, che vede le banche come fumo negli occhi ed è rimasto deluso dalla scarsa attenzione riservata dai pentastellati negli ultimi mesi alla battaglia per un sistema bancario più equo e garantista nei confronti dei risparmiatori; usarla come arma di ricatto su Banca d’Italia e le altre banche per condizionarne le mosse e far sentire loro il fiato sul collo, anche in vista delle future nomine. Senza escludere una terza finalità: fare in modo che la commissione torni a occuparsi nello specifico degli scandali della scorsa legislatura (Etruria, famiglia Renzi, famiglia Boschi) per danneggiare elettoralmente il Pd, che secondo i sondaggi più recenti starebbe insidiando il secondo posto dei Cinque Stelle, ormai in caduta libera (si parla di soli due punti di vantaggio di questi ultimi su un Pd rianimato dalla cura Zingaretti).

Ma difficilmente i Cinque Stelle potranno realizzare questo disegno, sia perché la Lega frena anche su questo e non vuole lasciare in mano agli alleati di governo la battaglia per la trasparenza del sistema bancario, sia perché Mattarella è stato molto chiaro: nessuna strumentalizzazione elettorale della nuova commissione bicamerale, che partirà dopo le elezioni europee e dunque non potrà essere sfruttata elettoralmente dai pentastellati durante i loro comizi.

Se la commissione, scavando e controllando eccessivamente l’operato di Banca d’Italia, finisse per lanciare messaggi allarmistici ai mercati internazionali, forse ai Cinque Stelle arriverebbe qualche voto in più, ma il sistema Paese si indebolirebbe fortemente e i risparmiatori perderebbero ulteriore fiducia negli istituti di credito. Sarebbe un gioco a somma decisamente negativa. Meglio quindi non tirare troppo la corda. C’è da sperare che Luigi Di Maio e i suoi lo capiscano.