• ANNIVERSARIO

Coronelli, il frate-geografo che costruiva mappamondi

Il 9 dicembre di 300 anni fa moriva Vincenzo Maria Coronelli, frate francescano e famoso cartografo e geografo veneziano. Addirittura Luigi XIV lo volle alla sua corte. È «l'ennesimo scienziato in tonaca», che ha lasciato un'impronta indelebile tra i geografi.

Una delle cartine elaborata da Vincenzo Coronelli

Ancora oggi i bambini sono affascinati dai mappamondi, magari da quelli con la luce al loro interno. La rappresentazione della terra vista da lontano la rende ancora più bella e lo dimostra il successo di applicazioni che rendono fruibile facilmente sui nostri smartphone la possibilità di ammirarla. Un maestro nella costruzione di questi globi fu Vincenzo Maria Coronelli (1650-1718), cartografo e geografo nato a Venezia da Maffio, sarto, e Caterina.

Entrò nell’ordine dei minori conventuali dei quali divenne addirittura generale nel 1701 e ricoprì le cariche di cosmografo della Serenissima e di lettore di geografia, fondò l’Accademia degli Argonauti, considerata la prima società geografica della storia e progettò diverse opere pubbliche, fra le quali due ponti sul Canal Grande e un canale di derivazione dell’Adige. Sua è la compilazione della prima enciclopedia (1701) redatta con criteri moderni (indici, capitoli, il corsivo utilizzato per il titolo dei tomi, alcune delle innovazioni rimaste fino ad oggi), la Biblioteca universale sacro-profana della quale portò a termine solamente sette volumi, dalla lettera A a Caque, dei 45 previsti.

Scrisse un centinaio di opere cosmografiche, geografiche e storiche, tra le quali, a soli sedici anni il Calendario perpetuo sacro e profano, l’Atlante veneto, il Mediterraneo descritto (1688), il Corso geografico universale (1695), l’Isolario (1696), il Viaggio d’Italia in Inghilterra (1697) e una Cronologia universale che doveva servire da prodromo alla Biblioteca e pubblicata sempre a Venezia nel 1707.

Esordì come costruttore di globi terrestri e celesti nel 1678 quando il Duca di Parma, Ranuccio II Farnese, gliene commissionò due andati perduti. Fu anche autore di oltre 200 carte geografiche e non si fermò più costruendo globi di tutte le dimensioni fino a quelli tascabili. Il prossimo 9 dicembre saranno trecento anni dalla scomparsa di questo “scienziato in tonaca”, grande geografo apprezzato in tutta Europa e che Luigi XIV volle alla sua corte dal 1681 al 1684.

Fosse vissuto oggi, Coronelli, si sarebbe dedicato ad altro, visto l’abbandono in cui versa la geografia, ma in quell’epoca di grandi scoperte, percorsa da esploratori e navigatori che si avventuravano per spazi sconosciuti, la descrizione di terre e mari era notevolmente ricercata. Coronelli, che prima di indossare il saio aveva lavorato a Ravenna ospite del fratello e aveva imparato l’arte dell’incisione e dell’intaglio, mise a frutto queste conoscenze quando dette forma all’idea di rotondità della Terra costruendo mappamondi.

Entrato nell’Ordine dei Frati Minori fu subito notato per il suo ingegno e inviato a Roma ad approfondire gli studi: matematica, ovviamente teologia, astronomia e geometria distinguendosi nel suo Ordine e tornando a Venezia con incarichi di prestigio. Nel 1667 lasciò questi incarichi per dedicarsi completamente alla geografia raggiungendo il culmine della sua fama quando il cardinale César d’Estrées, ambasciatore di Francia a Roma, lo portò a Parigi alla corte del Re Sole.

Lì, a trentun anni, costruì, assieme ad alcuni suoi collaboratori che lo avevano seguito da Venezia, due enormi globi, uno terrestre e uno celeste di circa 5 metri di diametro e due tonnellate e mezzo di peso ciascuno. Costruiti mettendo a frutto le conoscenze che aveva acquisito a Ravenna utilizzò un struttura di base in legno ricoperta da rame e poi cartapesta, gesso, vernici e resine. Al termine nasceva un qualcosa di unico e fantastico da lasciare a bocca aperta il Re Sole e da dargli una fama internazionale assieme ad una collana d’oro e una pensione di 300 scudi offerti direttamente dal re di Francia. Il globo terrestre è di una perfezione incredibile per l’epoca e realizzato in base alle carte geografiche di Nicolas Sanson, che era il cartografo ufficiale di corte, quello celeste raffigura il cielo al momento della nascita di Luigi XIV.
Questi capolavori appartengono alla Biblioteca Nazionale di Francia e sono esposti alla sede François Mitterand.

Rientrato a Venezia e accolto con entusiasmo dalla comunità scientifica, fondò l’Accademia degli argonauti (1684).  Nel 1701 divenne Generale del suo Ordine, sessantottesimo dopo San Francesco, ma fu posto sotto accusa dal Sant’Uffizio perché accusato di essere un trafugatore di reliquie. Accuse che non hanno mai trovato riscontro, dovute probabilmente a invidia, ai molti nemici che aveva nel suo Ordine e anche al suo carattere. Carattere troppo indipendente che lo mise in contrasto col pontefice, Clemente XI (1649-1721) che per un po’ era passato sopra alle accuse, ma poi lo depose dalla carica di Generale lasciandogli comunque il titolo per tre anni.

Vincenzo Maria Coronelli tornò a Venezia dove, lasciato ogni incarico pubblico, si dedicò alla stampa delle sue opere: centotrentasette volumi in tutto. Ma non solo, un anno prima della sua morte fu chiamato a Vienna dall’imperatore Carlo VI per studiare il corso del Danubio come grande esperto di idrostatica. Ne scaturì l’ultimo suo lavoro, Effetti naturali delle acque, un trattato di idrostatica stampato a Venezia nel 1718 poco prima della sua morte avvenuta il 9 dicembre a 68 anni. Quasi tutti i suoi libri, i manoscritti, la sua corrispondenza, le lastre di rame per le incisioni andarono dispersi o furono venduti. Un grande “scienziato in tonaca” poliedrico, dal carattere difficile forse come molti scienziati geniali, ma che ha lasciato un’impronta indelebile tra i geografi.