• SACRILEGI

“Cristo Lgbt”: quando manca l’arte, c’è la blasfemia

Giuseppe Veneziano raffigura un Cristo in croce con tanto di slip leopardati e un cartiglio sul palo della croce con su scritto “LGBT” al posto dell’usuale INRI. L’autore della tela gravemente blasfema parla di “arte” ma dimentica che compito dell’arte è comunicare il bello. Sono decenni che gli “artisti” a corto di idee si rifugiano nello scandalo sperando che in tal modo qualcuno parli di loro.

“Perdona loro perché non sanno quello che fanno” e nemmeno quello che dipingono. L’“artista” Giuseppe Veneziano raffigura un Cristo in croce con tanto di slip leopardati e un cartiglio sul palo della croce con su scritto “LGBT” al posto dell’usuale INRI. Veneziano dichiara: “Potrebbe essere un Cristo gay”. La tela è stata esposta al Palazzo Ducale di Massa. La fantasia blasfema di Veneziano non si esprime solo nel Cristo gay, ma anche in un Gesù che nell’Ultima Cena pasteggia con hamburger e patatine in un McDonald’s, in un altro Gesù che, mimando l’Ultima Cena di Leonardo, è attorniato da apostoli che tengono in mano uno smartphone (in un altro suo lavoro comparivano a mensa anche Stanlio e Ollio), in La pietà di Michael Jackson in cui la Statua della Libertà, novella Vergine Maria, regge tra le braccia e sulle ginocchia il cadavere del cantante Michael Jackson (in un’altra sua opera c’era Superman), riproducendo l’iconografia della Pietà michelangiolesca.

Per la tela del “Cristo gay”, Facebook ha oscurato il profilo dell’artista per alcune ore ed è partita una lettera di protesta all’indirizzo del sindaco chiedendo la “sospensione della mostra blasfema. È un’offesa a Cristo e a tutti i credenti, è blasfemia, è vilipendio alla religione e al sentimento di milioni di persone”.

Veneziano pare gongolare per tanta pubblicità e replica: “Mi dispiace se qualcuno si è sentito offeso, ma il compito dell’arte è proprio quello di scuotere le coscienze”. E chi lo dice che lo sia? Compito dell’arte è comunicare il bello, che poi semmai potrà scuotere le coscienze di coloro che le hanno abbrutite. Non è compito dell’arte inzaccherare le coscienze linde dei credenti. E poi se vuole proprio fare l’originale e andare controcorrente, che provi a scuotere le coscienze facendo indossare slip leopardati a Maometto o dissacrando la Shoa e poi vediamo cosa le coscienze scosse di musulmani ed ebrei fanno a Veneziano. Tutti fanno gli spavaldi tirando uova marce contro i cristiani perché sanno benissimo che oggi le parole d’ordine tra i fedeli sono tolleranza, accoglienza e inclusività, termini che il più delle volte occultano pavidità, ignavia e vergogna per la propria fede.

Inoltre Veneziano aggiunge: “Cristo è venuto al mondo per salvare tutti, bianchi e neri, prostitute e omosessuali, e non si è mai scandalizzato. Vorrei che questo quadro amplificasse ancora di più la parola del Vangelo, che dice: ama il prossimo tuo come te stesso”. Qualche precisazione. Primo: solo pensare, figurarci rappresentare, un Cristo omosessuale è un atto blasfemo perché l’omosessualità è contro natura. Secondo: Cristo non si è mai scandalizzato? Falso, basta solo ricordare che Cristo ha detto di sé di essere pietra di scandalo (Mt 21,42; Rm 9,32-33). Terzo: Cristo salva le persone omosessuali se decidono di non commettere più atti omosessuali e lottano contro le proprie pulsioni disordinate. Quarto: è proprio l’amore al prossimo che spinge il credente a invitare la persona omosessuale ad abbandonare il suo orientamento. Quinto: siamo stufi di ascoltare menefreghisti della fede in servizio permanente strumentalizzare le parole del Vangelo quando fa loro comodo, dimostrando tra l’altro - e non potrebbe andare diversamente - che non capiscono un tubo di quello che c’è scritto nei Vangeli.

L’“artista” Veneziano infine tiene a precisare che “il mio lavoro tratta temi sociali, come la politica, la religione e il sesso, e può accadere che qualcuno si risenta di ciò che faccio, ma sia chiaro che nel mio lavoro non c’è alcuna intenzione di provocare gratuitamente”. Ci perdoni Veneziano se facciamo il processo alle intenzioni, ma tutta questa messa in scena dissacrante ci pare propria studiata per far parlare di sé e della mostra di Massa che altrimenti non avrebbe avuto l’eco che invece sta avendo in questi giorni.

E qui veniamo al punto - anzi: al puntino, visto lo spessore di questa vicenda - della mostra di Massa. Sono decenni che gli artisti a corto di idee ci propinano - e absit iniuria verbis -  crocefissi intinti nell’urina, Madonne che tengono in grembo maialini, Pontefici abbattuti da meteoriti, Gesù particolarmente eccitati e altri sulla sedia elettrica, mucche e rane in croce e pure la Pantera rosa nonché il clown del McDonald’s e inoltre pornografia a gogò venduta come arte. E ci fermiamo qui.

Avendo poche idee, questi bottegai dell’arte - più simili a vetrinisti o addetti ai tunnel dell’orrore nei luna park - si rifugiano nello scandalo sperando che in tal modo qualcuno parli di loro, anche in tono non elogiativo, purché qualcuno si accorga che esistono. Quando poi vengono colpiti dalle polemiche, in genere tutti questi signori ripetono lo stesso canovaccio: l’arte è libertà di espressione, occorre superare gli stereotipi e le barriere culturali, è necessario provocare e scuotere le coscienze, si devono vincere le chiusure mentali tipicamente borghesi, osare è la parola d’ordine del genio, la creatività si muove lungo le strade della non convenzionalità, è impellente il bisogno di percorrere sentieri ancora non battuti, e banalità di questo tipo. Tutte noiose giustificazioni per coprire la loro sterilità artistica e, il più delle volte, l’incapacità di tenere in mano un pennello.