a cura di Stefano Fontana
  • L'ANALISI

Democrazie al vaglio: nessuna si salva

La visita di Giovanni Paolo II al Parlamento italiano

Nel blog precedente ho esposto brevemente l’insegnamento di Pio XII sulla democrazia e concludevo dicendo che, in base a quei criteri, nessuna delle democrazie attuali si salverebbe. Si parla tanto di accettazione da parte della Chiesa della democrazia, però se si confrontano i criteri che la Dottrina sociale della Chiesa propone per distinguere la vera e la falsa democrazia finisce che nessuna democrazia oggi esistente è da considerarsi vera. E ciò, si badi bene, anche nel magistero post conciliare. Proviamo a fare un esempio con Giovanni Paolo II.

Se leggiamo la Centesimus annus troviamo le seguenti affermazioni qui espresse in sintesi:

  • La democrazia è possibile solo “sulla base di una retta concezione della persona umana” (n. 46);
  • La maggioranza democratica non può negare “la trascendente dignità della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile” (n. 45).
  • Il totalitarismo “comporta anche la negazione della Chiesa” quindi se la democrazia nega la Chiesa è una forma di totalitarismo;
  • La democrazia non deve favorire la “formazione di gruppi dirigenti ristretti” (n. 45).
  • “Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo” (n. 46);
  • La vera democrazia si fonda sulla libertà dentro l’accettazione della verità (n. 46).
  • La democrazia deve rispettare diritti umani fondamentali: “il diritto alla vita, di cui è parte integrante il diritto a crescere sotto il cuore della madre dopo essere stati generati, il diritto a vivere in una famiglia unita e in un ambiente morale, favorevole allo sviluppo della propria personalità …” sicché ove questi diritti non sono rispettati non c’è vera democrazia (n. 47).
  • La democrazia spesso perde “la capacità di decidere secondo il bene comune” (n. 47).
  • Alla democrazia la Chiesa dà il contributo della “visione della dignità della persona, la quale si manifesta  in tutta la sua pienezza nel mistero del Verbo incarnato”, sicché se la democrazia rifiuta la religione del Verbo incarnato perde anche la visione della dignità della persona (n. 47).

Possiamo chiederci a questo punto se esista oggi una democrazia con queste caratteristiche, ossia che: si fondi su una corretta concezione della persona vista nel suo fondamento trascendente in Cristo, dia il giusto spazio alla Chiesa e alla religione vera, eviti la formazione di gruppi dirigenti ristretti, non si fondi sulla filosofia relativista, intenda la libertà solo nel rispetto della verità, rispetti i principi non negoziabili, decida secondo il criterio del bene comune. Questi criteri sono talmente esigenti che una democrazia che li rispetti non esiste. Non mi riferisco qui solo alle democrazie come sono di fatto, per le quali si può perorare la causa della limitatezza intrinseca a ogni costruzione umana, ma mi riferisco anche alle concezioni teoriche di democrazia o, se vogliamo, ai modelli di democrazia: nessuno di questi modelli è adeguato se non quello proposto dalla tradizione della filosofia e teologia politiche cattoliche e fatto proprio dalla Dottrina sociale della Chiesa. Agli occhi dei fautori della moderna democrazia, la democrazia qui proposta da Giovanni Paolo II non sarebbe democrazia, e viceversa.

Alle stesse conclusioni si arriva esaminando il testo della Evengelium vitae che è anche un grande documento magisteriale sulla democrazia. Si può allora concludere che non esiste un assenso indiscusso della Chiesa verso la democrazia, anzi si può sostenere che i “paletti” posti dalla Chiesa a distinguere la vera e la falsa democrazia siano talmente stretti ed esigenti da non permettere di considerare vera democrazia la democrazia come viene intesa oggi. Ciò anche oggi e non solo nel magistero sociale preconciliare. Ciò è utile precisare quando invece molti vorrebbero far entrare la democrazia anche nella Chiesa, soprattutto attraverso la promozione di una sinodalità dai contorni problematici.