• STRASBURGO

Francia, clima di impunità e rivolte fanno il gioco del jihad

Il maghrebino che ha ucciso 3 persone ferendone 9 (sei gravi, fra cui il giornalista italiano Antonio Megalizzi) gridando “Allah u akhbar” mentre sparava sulla folla assiepata al mercatino di natale di Strasburgo è stato identificato come Cherif Chekatt, 29 anni. L’attentatore era già noto ai servizi di sicurezza francesi. Il suo profilo è tipico: piccolo criminale finito in carcere dove si è radicalizzato, abbracciando la causa del jihad. E anche l'obiettivo è tipico: il mercato natalizio di Strasburgo, già oggetto di un piano terroristico di Al Qaeda. Il clima di impunità dei jihadisti in Francia facilita la crescita del terrorismo. E in questo periodo di sommosse, la sorveglianza era ancora più difficile

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Strasburgo, il mercato colpito nell'attentato

Il maghrebino che ha ucciso 3 persone ferendone 9 (sei gravi, fra cui il giornalista italiano Antonio Megalizzi, ndr) gridando “Allah u akhbar” mentre sparava sulla folla assiepata al mercatino di natale di Strasburgo è stato identificato come Cherif Chekatt, 29 anni. L’attentatore, ferito a una mano, è fuggito dalla scena del crimine "prendendo in ostaggio un tassista" ha detto il procuratore di Parigi Remi Heitz in conferenza stampa. Il tassista ha raccontato che durante il tragitto "lui pronunciava frasi in cui giustificava quello che aveva fatto".

Proprio in galera, nel 2016, era stato segnalato dall'antiterrorismo francese e indicato come ' fiche S' per violenze e proselitismo religioso: come molti altri “soldati dell’Isis” anche Cherif sembra essersi trasformato da piccolo criminale a jihadista in carcere. Nella sua casa sono stati trovati esplosivi e nell’ambito delle indagini due fratelli di Cherif sono stati fermati dalle forze dell'ordine; uno dei due sarebbe schedato con la lettera 'S' che indica individui potenzialmente pericolosi per la sicurezza dello Stato. Cherif è al centro di un'imponente caccia all’uomo, ma gli inquirenti non escludono che possa essere riuscito a riparare all’estero o che disponesse di un rifugio sicuro dove far perdere le sue tracce dopo l’attacco terroristico.

Anche in assenza di una rivendicazione da parte dello Stato Islamico, non sembra emergere nulla di nuovo dall’attacco terroristico a Strasburgo compiuto da un terrorista islamico, arabo di origine ma nato in Francia, criminale radicalizzatosi in carcere. Soggetti pericolosi come lui ce ne sono almeno 20mila in Francia dei quali un quinto viene monitorato costantemente perché ritenuti pronti a entrare in azione. Un numero troppo elevato per consentire che la prevenzione abbia efficacia. Del resto proprio la Francia sta scarcerando centinaia di jihadisti potenzialmente pericolosi, uomini che non hanno compiuto atti terroristici, spesso perché bloccati prima dalle forze di polizia, e quindi sono stati condannati a pene lievi ormai scontate. Un contesto che incoraggia i jihadisti e comune a gran parte dell’Europa che a Bruxelles ha di fatto rinunciato a incarcerare i foreign fighters che ritornano a centinaia dai fronti in Iraq e Siria. Di fatto l’impunità o le pene ridotte a criminali e jihadisti facilitano la radicalizzazione e il consolidarsi della presenza eversiva islamica in Europa.

Se l’attentatore appartiene a un genere già noto, anche l’obiettivo non è da meno. Il mercato di Natale in una città simbolo della cristianità, ma anche politico per la presenza del Parlamento Ue era già stato oggetto di un fallito attacco di al-Qaeda nel dicembre 2000. La cellula era stata smantellata dalla polizia tedesca il 20 dicembre di quell’anno con il recupero di decine di chili di esplosivo, mentre tra gli arrestati dell’epoca il capo del gruppo terroristico, l’algerino Mohamed Bensakhria, scontò una pena di 10 anni. Strasburgo del resto è un “bastione” dell’islam francese e fin dagli anni ’90, ai tempi del terrorismo algerino del Gruppo Islamico Armato (GIA) ha dato un ampio contribuito alle diverse sigle che si riconoscono nella causa jihadista.

L’attacco a Strasburgo ha scatenato polemiche in Francia e se sui social imperversa la tesi complottista di un “attentato di Stato” volto a sabotare la rivolta popolare dei “gilet gialli”, il quotidiano Le Parisien ha rivelato che, poche ore prima dell'attentato, diversi reparti di polizia erano stati spostati dal mercatino di Natale in un'altra zona della città dive era in corso una manifestazione studentesca. Secondo fonti concordanti citate dal giornale, almeno una compagnia e mezzo di Crs (gli agenti della Compagnia Repubblicana di Sicurezza) erano a disposizione del prefetto per garantire il mantenimento dell'ordine pubblico in città e al mercatino di Natale. E tuttavia, aggiunge il giornale, le unità CRS 36 e 43 sono state spostate all' ultimo per un'altra missione ritenuta prioritaria: inquadrare le manifestazioni studentesche che rischiavano di degenerare, con 10 auto incendiate e 27 fermi nell' hinterland di Strasburgo. I CRS restanti erano invece posizionati dinanzi all'Europarlamento e in luoghi ritenuti a rischio della comunità ebraica. Il mercato di Natale, da tempo considerato a rischio, era comunque presidiato da agenti e militari dell'operazione Sentinelle. Polemiche a parte, appare evidente che tra rivolte popolari, minaccia terroristica e banlieue in mano alle bande islamiche le forze di sicurezza francesi si trovano sotto pressione e in molte aree urbane la coperta rischia di essere corta.

Anche se il Global Terrorism Index 2018, riporta che lo scorso anno, il numero totale delle morti per terrorismo è diminuito del 27% nel mondo e del 75% in Europa Occidentale (meno 52% in Francia, Germania e Belgio) rispetto all’anno precedente, la minaccia jihadista resta alta e se cala il numero di attentati messo a segno quelli sventati rimane elevato. Da un lato la sconfitta dello Stato Islamico in Libia, Iraq e Siria ha avuto un impatto forte anche in Europa ma non si può escludere che l’attacco di Strasburgo preluda a una nuova offensiva terroristica in tutta Europa con l’approssimarsi delle festività natalizie.