a cura di Anna Bono
  • Myanmar

Gruppi di profughi Rohingya tentano di raggiungere illegalmente Malesia e Indonesia via mare

Dal 2015, anno in cui le autorità thailandesi hanno avuto ragione delle organizzazioni regionali di trafficanti e contrabbandieri di uomini, le rotte marittime dal Bangladesh e dal Myanmar alla Malesia e all’Indonesia erano state quasi del tutto abbandonate dai profughi Rohingya. Nelle ultime settimane invece i barconi sono di nuovo comparsi, carichi di emigranti illegali per lo più in fuga dai campi al confine tra Myanmar e Bangladesh. Il continuo rinvio del programma di rimpatri e al tempo stesso la paura di trovare in Myanmar una situazione ancora troppo difficile e pericolosa inducono dei rifugiati a tentare altre destinazioni. Nonostante le campagne informative organizzate nei campi dall’Unhcr per metterli in guardia, molti si affidano ai trafficanti che promettono in cambio di denaro di trasportarli. La prima imbarcazione, salpata da Sittwe, nel Myanmar, il 25 ottobre  è stata intercettata il 16 novembre da una pattuglia della guardia costiera nel golfo del Bengala, diretta in Malesia dove si trova una delle più grandi comunità Rohingya, circa 150.000 persone. A bordo del barcone alla deriva si trovavano 106 Rohingya. Raggirati con una falsa promessa di lavoro, avevano pagato da 220 a 275 dollari per il viaggio. Sono stati tutti arrestati e riportati nei rispettivi villaggi. All’inizio di dicembre invece un gruppo di 20 uomini apparentemente di età tra i 20 e i 40 anni è riuscito a raggiungere le coste indonesiane nei pressi della città di Kuala Idi. Si ritiene che siano anch’essi Rohingya, ma le autorità ancora non sono riuscite a identificarli perché non parlano né indonesiano né inglese.