a cura di Benedetta Frigerio
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Il Vaticano apre al regime che inasprisce la repressione

Cina. Dal 1° febbraio sono entrati in vigore i nuovi regolamenti sulle attività religiose emessi lo scorso settembre. Introducono ulteriori limitazioni e obbligo di permessi, dal livello di villaggio a quello di contea, di città, di provincia fino al livello del governo centrale.

Costituiscono una grave violazione della libertà religiosa, che la costituzione cinese in teoria difende – spiega il pastore protestante Wang Yi – le nuove norme, con il pretesto del “maggiore e urgente interesse della popolazione”, impongono sulle comunità ufficiali un sistema universale di controllo e mirano ad annientare le comunità sotterranee.

Il pastore Wang Yi ha rivolto un appello a tutti i cristiani del paese, soprattutto quelli che ricoprono ruoli nel campo della legge, della politica, dei servizi pubblici e dell’educazione, affinché si oppongano a queste leggi ingiuste e si attivino per ottenerne l’abolizione. Consapevole delle sanzioni in cui può incorrere, che i nuovi regolamenti hanno inasprito, promette a sua volta lotta ad oltranza: “La mia coscienza mi costringe a rigettare questi regolamenti. Userò ogni mezzo non violento, ogni mezzo legale necessario per spingere il governo a riconsiderare una revisione dei regolamenti prima dell’Assemblea nazionale del popolo. Mi oppongo a questa seria violazione della libertà religiosa degli individui a opera di questi regolamenti e mi oppongo alle loro restrizioni illegali verso il cristianesimo”.