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Istanze Lgbt, il nuovo corso del Papa già iniziato in Belize

Saltato l'incontro con il Papa, i rappresentanti dei gruppi Lgbt latinoamericani sono stati ricevuti dal cardinale Parolin. Ma intanto è stata resa nota la lettera di invito all'incontro con il Papa e il retroscena che spiega l'incontro: il Papa era già intervenuto nel 2018 su un caso in Belize a favore della depenalizzazione dell'omosessualità.

La lettera di invito all'incontro con il Papa

L'incontro in Vaticano c'è stato, ma non con il papa. La delegazione di un gruppo di attivisti impegnati nella lotta alla criminalizzazione dell'omosessualità ha messo piede a Palazzo Apostolico per essere ricevuta dal cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Nel corso del colloquio sono stati presentati al porporato italiano i risultati di una ricerca sulla discriminazione delle relazioni omosessuali ai Caraibi. Parolin - si apprende da una nota diffusa da Alessandro Gisotti, direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede - ha ribadito ai presenti «la posizione della Chiesa cattolica in difesa della dignità di ogni persona umana e contro ogni forma di violenza», assicurando che avrebbe parlato al papa del risultato del rapporto presentato.

Dopo l'escalation di indiscrezioni e di smentite parziali che c'era stata giovedì (clicca quialla fine a saltare non è stato soltanto l'annunciato "discorso storico" sull'argomento ma anche l'incontro stesso con il papa. Si è confermata veritiera, dunque, l'informazione arrivata alla Nuova BQ già alcuni giorni fa sulla cancellazione dell'udienza di venerdì mattina per evitare ulteriore clamore mediatico. Eppure, quando si era già a giovedì, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede aveva smentito il discorso, ma non l'incontro a cui non aveva fatto cenno. Frédéric Martel, il primo a diffondere la notizia dell'evento annunciato come storico, aveva fatto lo stesso, rivelando con delusione su Twitter soltanto l'annullamento del discorso.

L'autore di "Sodoma" è stato di nuovo protagonista ieri sul noto social network con la pubblicazione della mail inviata ad una serie di leader Lgbt mondiali da Raul Eugenio Zaffaroni, punto di riferimento della delegazione ricevuta in Vaticano ed amico personale di Bergoglio, e indicata sin dall'inizio come fonte dell'indiscrezione. Si tratta di un invito datato 4 marzo su carta intestata dell'Instituto Interamericano de Derechos Humanos; c'è il titolo della ricerca ("Il diritto umano al rispetto dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere nei Caraibi e in America Latina. Situazione attuale e prospettive nella regione") e la firma, accanto a quella di Zaffaroni, di Leonardo J. Raznovich. 

Proprio quest'ultimo è stato uno dei partecipanti a prendere la parola nel corso dell'incontro di ieri con il cardinale Parolin: l'avvocato argentino ha rivelato l'origine dell'interesse di papa Francesco per il rapporto sulla discriminazione delle relazioni omosessuali nei Caraibi. Secondo quanto affermato da Raznovich in Vaticano, Bergoglio sarebbe intervenuto in Belize - dopo essere stato sollecitato da una delle associazioni presenti ieri - per convincere la Chiesa locale a ritirare l'appello presentato contro la decisione della Corte Suprema di dichiarare incostituzionale una legge - retaggio dell'epoca coloniale inglese - che sanciva l'illegalità del «rapporto carnale contro l'ordine della natura». Una norma, per intendersi, non troppo diversa da quella ancora vigente in Marocco (articolo 489 del codice penale).

La Chiesa cattolica locale, che in un primo tempo sembrava intenzionata a fare ricorso contro la sentenza, aveva infine deciso di soprassedere. Lo aveva fatto con una lettera del 28 febbraio del 2018 di monsignor Lawrence Sydney Nicasio, vescovo del Belize, in cui  il cambio di rotta veniva comunicato senza fornire motivazioni, ma accompagnato da alcune significative puntualizzazioni: «Speriamo che il governo e le future amministrazioni non si comprometteranno, non saranno persuase o costrette a credere, insegnare o mantenere ciò che è contrario alle nostre culture e convinzioni riguardanti la nostra famiglia, il benessere sociale e il tessuto morale». Una dichiarazione, quest'ultima, compatibile con la linea precedentemente sostenuta pubblicamente dalla Chiesa del Belize con dichiarazioni in cui veniva espressa la preoccupazione che la dichiarazione di incostituzionalità di una legge mai applicata potesse servire più che altro ad «aprire le porte» alla legalizzazione dei "matrimoni" tra omosessuali.

In base al retroscena raccontato ieri da Raznovich in Vaticano, dunque, nel ritiro dell'appello sarebbe stata decisiva la volontà di papa Francesco, sensibile alla richiesta portata alla sua attenzione da una delle associazioni attive nella lotta alla discriminazione delle relazioni omosessuali. La vicenda relativa al piccolo Paese centroamericano, quindi, sarebbe all'origine dell'udienza inizialmente prevista con il pontefice e poi realizzata con il cardinale Segretario di Stato Parolin.

Nella mail firmata Zaffaroni-Raznovich e diffusa ieri da Martel non c'è traccia del nome del porporato italiano, mentre si trova l'annuncio - come aveva anticipato il giornalista francese - del pronunciamento di un discorso storico del papa sull'argomento. Non è difficile pensare che ci sia stato un cambio di programma in Vaticano dovuto al clamore provocato dall'indiscrezione diffusa da Martel sulla portata dell'incontro fissato per il 5 aprile.