• IL VINCITORE DI SANREMO

Mahmood, tempesta perfetta per ripulire la "maledetta" trap

L'inevitabile teatrino politico sul vincitore di Sanremo: immigrato-integrato, che strizza l'occhio ai gay, che parla di famiglie non tradizionali. Una manna per la Sinistra radical chic e i giornalisti à la page in perenne ricerca di un salvatore della patria da opporre a quel mostro di Salvini. Ma dietro c'è il "capolavoro" dei producer di musica trap, i quali sono riusciti a sdoganare il genere maledetto portandolo sul rassicurante conformismo mainstream. Per dimenticare Corinaldo. 

“Sanremo specchio del Paese” l’hanno titolato alle ore 1 e 44 poco dopo l'incoronazione di Mahmood. E da lì è stato un continuo, suggellato dalla colossale sentenza di Aldo Cazzullo: “Ci vorrebbero più Mahmood, è l’inevitabile integrazione che arricchisce l’Italia in perenne calo demogafico”. La notizia ha occupato le prime pagine dei siti e dei giornali per tutta la domenica, manco fosse un terremoto in Appennino con 100 vittime. Poi si è iniziato con i test d’ingresso: gli immigrati? Prova superata: è di padre egiziano e madre sarda e nella canzone c’è una frase in arabo che non è un proclama jhiadista, ma una frase di una mamma a un figlio; i diritti lgbt? Pure: ha rilasciato un’intervista a gay.it in cui sembrava fare coming out; le famiglie non tradizionali? Fatto, la canzone vincitrice del 69esimo Festival di Sanremo “Soldi”, parla proprio di questo. Il Pd esulta: “Abbiamo trovato l’erede di Berlinguer”. 

E’ il Morocco pop la cornice entro la quale si muove il 24enne vincitore a sorpresa di Sanremo: sonorità arabeggianti, muezzin e trap, tanta trap a suggellare uno stile musicale che è destinato a imporsi da qui ai prossimi anni. Per le allodole abituate a specchiarsi è la rivincita della vera Italia integrata contro l’Italia sovranista, becera, razzista. L’Italia che avrebbe votato Il Volo. L’Italia che Salvini sta conducendo alla catastrofe. Che strano: l’anno scorso sul palco dell’Ariston ha trionfato Ermal Meta, il quale è albanese, ma non si ricordano impazzimenti generali sul versante politico. 

Invece, ma quasi era scontato, adesso sembra che Mahmood sia la risposta a quel satrapo di Salvini. Il quale, divertito, non ci ha pensato due volte a scrivere che avrebbe preferito Ultimo con la sua I tuoi particolari. Si procede di provocazione in provocazione, per allietare la domenica pomeriggio del popolino. Ma così si perde di vista il dato significativo di questa vittoria e soprattutto il perché è stata strumentalizzata da più parti. 

Mahmood in realtà è la tempesta perfetta per imporre il genere trap nell’empireo del mondo musicale. Da genere maledetto e di periferia, pericolo per i nostri figli, a motivetto da canticchiare tra le corsie del Carrefour: il passo è breve e il passo è Mahmood. 

In pochi lo sanno, ma chi mastica di trap, pur non conoscendo nulla di Mahmood, il quale fino a ieri era un perfetto sconosciuto, ha capito tutto quando ha visto il post (in foto) di Charlie Charles. “Vincere Sanremo? Fatto”. Chi è Charlie Charles? Soltanto noi siamo così stranieri nel mondo del rap da non sapere che Charlie Charles, al secolo Paolo Monachetti è il principale producer dei trapper più famosi del panorama italiano: da Izi a Sfera Ebbasta, da Tedua a Ghali. Influente? Di più: con Sfera e Ghali sono amicissimi tanto da aver fondato insieme una etichetta. Insomma: Charlie Charles, che ultimamente viene invitato nelle dirette dei grandi network radiofonici come vero e proprio nume tutelare del genere trap è ormai il produttore indiscusso del settore. E anche il giovane Alessandro Mahmoud è entrato nel suo giro da quando ha chiesto proprio al rapper di lavorare insieme all’arrangiamento del brano sanremese. Ecco perché Charlie Charles si è intestato poi l’indomani mattina quel merito. Che non deve avere tutti quei significati politici che oggi le marevenier e gli aldicazzullo vorrebbero dargli. Ma che sono comunque funzionali alla causa. 

Ricordate la tragedia di Corinaldo? Sfera Ebbasta massacrato da tutti per le sue canzoni tra sesso e droga? I ragazzini in preda all’orco? I genitori disarmati? Che diamine è mai questa trap che sta avvelenando i nostri figli? Niente paura. Ci pensa Sanremo, che da sempre consola e consacra. Ecco prima Achille Lauro, ma il pubblico non è ancora pronto per questi poeti maledetti.

Ci vuole qualcosa di rassicurante, condito di immigrazionismo, buoni sentimenti e conformismo. L’obiettivo è far digerire la trap non solo ai ragazzi, ma soprattutto ai genitori. Charlie Charles e il suo clan non ci hanno pensato un attimo. Ecco a voi Mahmood: faccia pulita, low profile e soprattutto appetibile dal mainstream che lo ha immediatamente accalappiato per fargli dire tutto ciò che serve per tenere alta la bandiera della Sinistra radical perennemente alla ricerca di salvatori della patria.

Intanto, con questo piccolo capolavoro, la tragedia di Corinaldo è dimenticata. C’è una trap che funziona anche al Bagno Silvano mentre ordiniamo il Calippo. E che è rassicurante e politicamente corretta. Punta alla mitologia dell'integrazione con cantanti nati qui ma di origini magrebine. Il sottobosco musicale dei ghetti di Settimo Milanese consacrato dai giornalisti e dalla giuria di qualità di Sanremo, in opposizione a quella popolare che avrebbe voluto infatti Ulitmo. Se non è l’incontro perfetto tra la Sinistra à la page e i nuovi barbari questo, dite voi che cosa dovrebbe esserlo. In quanto alla musica, al canto e queste altre sottigliezze, vabbè…ma se fai musica mica devi andare a Sanremo, questo lo sapevamo già.