• LA SOLENNITÀ

"Maria accolse l’Annuncio perché aveva atteso Dio"

«Maria crebbe nell’ascolto della Parola di Dio, nel silenzio, nel servizio», spiega in un’intervista alla Nuova BQ don Vincent Nagle, sacerdote missionario della Fraternità San Carlo, che ci aiuta a meditare sul mistero dell’Annunciazione. «La Santa Vergine era protesa verso questa Parola da tutta la vita e - sentendola annunciare dall’arcangelo Gabriele - questa stessa Parola entrò dentro di lei. E vi entrò così in fondo da divenire carne».

La Chiesa celebra oggi la solennità dell’Annunciazione del Signore, che è anche il primo dei misteri gaudiosi del Santo Rosario. Per comprendere meglio questo mistero di salvezza, la Nuova Bussola ha intervistato don Vincent Nagle della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo.

Padre Vincent, i Vangeli raccontano l’evento dell’Annunciazione. Riguardo a quel che precede questo evento, dalla tradizione e dalle rivelazioni private sappiamo che Maria è figlia di due genitori santi, che l’hanno educata nella fede. E certamente lei conosceva e meditava il passo del profeta Isaia: «La vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Is 7, 14). Come possiamo immaginare Maria prima dell’Annunciazione?
C’è un vangelo apocrifo del II secolo, chiamato Protovangelo di Giacomo, che non ha un'origine apostolica e non fa parte del Canone biblico ma di cui la Chiesa nei primi secoli ha accolto alcuni elementi, come per esempio i nomi dei genitori di Maria: i santi Anna e Gioacchino. Questo scritto ci racconta una parte dell’infanzia della Beata Vergine e ci dice che Maria Bambina, quando aveva appena tre anni, fu condotta al tempio per essere allevata dai sacerdoti, dunque dentro il perimetro della Casa di Dio. Ecco, al di là del valore storico del Protovangelo, questa è un’immagine molto bella perché ci aiuta a capire quello che avviene dopo in lei e attraverso di lei, cioè quale atteggiamento poteva avere la Vergine davanti al fatto centrale della storia della salvezza: l’Annuncio. Maria crebbe nell’ascolto della Parola di Dio, nel silenzio, nel servizio. Perché se lei, già da piccolissima, precoce com’era, meditava e custodiva nel suo cuore la promessa di Dio, la promessa della salvezza del popolo, la promessa del Messia che comunica attraverso le Sacre Scritture, vuol dire che quando questa Parola fu annunciata a lei dall’arcangelo Gabriele corrispondeva a una profondissima attesa. Lei era protesa verso questa Parola da tutta la vita e - sentendola annunciare da questo messaggero misterioso - questa stessa Parola entrò dentro di lei, superando il suo primo turbamento dopo essere stata rassicurata da san Gabriele, ed entrò così in fondo in lei da divenire carne.

E qui siamo arrivati alla prima parte dell’Angelus che recitiamo ogni giorno ricordando il mistero dell’Annunciazione: «L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. E la Vergine concepì per opera dello Spirito Santo».
Sì, perché potremmo chiederci: cos’è la somiglianza, l’immagine di Dio con cui siamo stati creati? Non si tratta di una somiglianza fisica, nessuno di noi ha i tratti ‘fisici’ di Dio, è un’altra cosa. L’immagine, la somiglianza di Dio in noi ci rende, come avrebbe detto san Tommaso d’Aquino, capax Dei, cioè capaci di un rapporto con Dio. San Giovanni Evangelista nella sua Prima Lettera scrive: «Ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è» (1 Gv 3, 2). Per incontrare Lui, per vederlo così come Egli è, ci deve essere una similitudine, una corrispondenza tra come siamo fatti noi e com’è fatto Lui. Essere capax Dei, quindi, si può racchiudere in tre virtù: saper aspettare, saper pregare, saper ascoltare. Ma l’ascolto non è qualcosa che deve essere ridotto all’utilità nostra, ai nostri desideri individuali, bensì deve essere ascolto vero: è domandare qual è la volontà di Dio, cosa vuole da noi. La Madonna era definita da questa capacità d’attesa, di preghiera e di ascolto.

È grazie a questo atteggiamento di ascolto della volontà di Dio che Maria è capace di dire: «Eccomi, sono la serva del Signore. Si compia in me la tua Parola»?
La storia di Maria è tale che lei riconosce la corrispondenza di questo Annuncio con ciò che lei attende.

La terza parte dell’Angelus ci ricorda a questo punto che avvenne l’evento centrale della storia della salvezza: «E il Verbo si è fatto carne. E abita in mezzo a noi».
L’Incarnazione fu possibile proprio perché Maria aveva saputo vivere nell’attesa, che è la vera dimensione umana. Quando le apparve l’angelo, Maria si aprì all’Annuncio. In modo simile a ciò che succede a una donna che si dona al suo sposo, generando la vita, Maria si apre con tutta se stessa a questo Annuncio; e questa Parola, predicata e accolta dentro di lei fin dall’infanzia, viene concepita e cresce dentro di lei, per potenza dello Spirito Santo: così è venuto alla luce il Verbo incarnato, il Salvatore del mondo. Noi troppo spesso ci apriamo a mille diverse cose che non sono redente perché sono sbagliate, non corrispondono al disegno di Dio su di noi. Invece, dobbiamo aprirci alla vita salvata e redenta, dobbiamo aprirci al mistero della Grazia divina come ha fatto Maria.