• EDUCAZIONE DI GENERE

Maschi rammolliti? La Cina ha il suo rimedio

Stanno spuntando in Cina corsi scolastici per educare i bambini "a diventare uomini", risposta a un rammollimento frutto soprattutto della "politica del figlio unico". Molto sport ed educazione ad affrontare la frustrazione, ma anche buona educazione e cavalleria verso le donne.

La Scuola "Real Boys Club"

Corsi per educare i bambini "a diventare uomini". È l'ultima tendenza in Cina per rispondere a una percepita de-virilizzazione delle giovani generazioni. Così queste scuole, riporta il New York Times, stanno spuntando un po' ovunque. Tra queste, viene citato l'istituto "Real Boys Club", del signor Tang Haiyan, un 39enne ex giocatore di football americano, fondatore di questa scuola sulle colline a ovest di Pechino, che accoglie bambini tra i 7 e i 12 anni.

Cosa insegnano questi nuovi istituti cinesi? Innanzitutto i ragazzini praticano esercizi sportivi per rafforzare lo spirito di squadra e aumentare la forza e la resistenza fisica, ma una fra le cose che maggiormente preme agli educatori è abituare i ragazzi ad affrontare il fallimento e la frustrazione: in una parola, a sviluppare la “resilienza”.
In psicologia, questa indica la capacità di gestire in maniera positiva gli eventi traumatici, di riorganizzare in modo positivo la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi senza cambiare la propria identità.

La scuola del signor Tang si prefigge l’obiettivo di stimolare l'indipendenza e la responsabilità degli alunni: «Dedichiamo alcune ore allo studio – spiega il fondatore - per incoraggiare i ragazzi a raggiungere i loro obiettivi da soli. Mamma e papà non dovranno più stare con il fiato sul collo del loro figlio per farlo studiare». Inoltre, fra le altre virtù virili che l’istituto vuole sviluppare, vi sono la buona educazione, la cavalleria e il rispetto per le donne. Queste sono  strettamente connesse a un concetto tipico della natura maschile che in Occidente è ormai circondato, quasi definitivamente, da un’aura negativa.

Come, infatti, spiega il piccolo saggio di James Bowman “Breve storia dell’Onore” (Rubbettino ed.), dopo l’ultima guerra, l’Occidente ha rifiutato gli standard tradizionali dell’onore, come la prodezza militare, o la castità femminile. Il disprezzo dell’eroismo come rifiuto degli orrori della guerra dichiarato negli anni ’60 dai movimenti pacifisti e la rivoluzione sessuale, hanno lasciato il senso dell’onore sopravvivere praticamente solo nelle bande criminali.

Intanto, in Cina, la trentennale politica del figlio unico, abolita parzialmente solo nel 2015, ha cominciato a presentare il conto. I bambini maschi, cresciuti senza fratelli, appaiono imbolsiti precocemente, sedentarizzati dai videogame e coccolati da madri iperprotettive. Gli adolescenti cominciano presto a fiaccarsi con pornografia e masturbazione mentre i loro entusiasmi si rivolgono verso cantanti pop carichi di trucco e lustrini. Questo infiacchimento generale comincia a rivelarsi preoccupante per la Repubblica popolare nel momento in cui i giovani si rivelano sempre meno idonei al servizio militare.

Nel dibattito scatenato in Cina da queste nuove scuole, il dito viene spesso puntato contro l’insegnamento scolastico, a quanto pare condotto più da donne che da uomini. Una dinamica tabù - ma non nuova - nemmeno in Occidente,  dove la Francia, da alcuni anni, ha inserito “quote azzurre” nella scuola per riservare agli uomini dei ruoli da docente.

Francese è anche Alain de Benoist, il filosofo che già dieci anni fa denunciava una preoccupante femminilizzazione della società che si esprime non solo con l’ansia di proteggere il bambino (sopravvalutandone la parola), ma anche – secondo il filosofo - attraverso varie altre sfaccettature,  come «il primato dell’economia sulla politica, dei consumi sulla produzione, della discussione sulla decisione; il declino dell’autorità rispetto al dialogo, la pubblicità dell’intimità e le confessioni della tv-verità; la moda dell’umanitario e della carità mediatica; l’accento costante su problemi sessuali, riproduttivi e sanitari; l’ossessione di apparire e della cura di sé, ma anche il ridurre il corteggiamento maschile a manipolazione e molestie».

Discutibile che le scuole cinesi rappresentino una risposta alla "confusione di genere", resta però il problema che nelle nostre società occidentali ha acquisito un altero aspetto: l'ulteriore polarizzazione tra un femminile visto sempre più come positivo e desiderabile e un maschile negativo e da respingere. Tutto ciò, infatti, che evoca virtù virili (forza, coraggio, senso dell’onore e del dovere, disciplina, autorità, ordine, limite, sobrietà, severità) viene ormai meccanicamente associato al razzismo, all’ignoranza, alla violenza, alla prevaricazione e viene censurato nel dibattito pubblico.