• IL GOVERNO TRUMP

«Non finanzieremo l’uccisione dei nascituri»

Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha annunciato due nuove misure dell’amministrazione Trump, dirette a evitare che i soldi dei contribuenti finanzino la pratica e la propaganda abortista all’estero. Il fine è «soddisfare i nostri fondamentali obiettivi di salute, inclusa l’assistenza sanitaria per le donne, rifiutandoci di sovvenzionare l’uccisione di bambini non ancora nati». Esultano i gruppi pro vita.

Nuova stretta da parte dell’amministrazione Trump sul finanziamento dell’aborto all’estero, salutata con favore da diverse associazioni pro vita. La decisione è stata annunciata il 26 marzo dal segretario di Stato, Mike Pompeo, e consiste nello specifico in due misure: la prima è diretta a evitare che i gruppi beneficiari dei fondi federali ‘girino’ surrettiziamente i soldi dei contribuenti americani a organizzazioni terze che praticano o promuovono l’aborto all’estero; la seconda è l’attuazione dell’emendamento Siljander, che vieta di usare il denaro pubblico statunitense per attività di lobbying all’estero sia pro sia contro l’aborto.

Queste due misure rafforzano e integrano la Protecting life in global health assistance (PLGHA), a sua volta un’estensione della cosiddetta Mexico City Policy, introdotta per la prima volta da Reagan nel 1984 (e puntualmente disapplicata dai presidenti democratici Clinton e Obama) e finalizzata a impedire che il denaro pubblico vada a organizzazioni non governative che promuovono o praticano aborti all’estero «come metodo di pianificazione familiare» (in questa definizione la norma non include l’aborto procurato a seguito delle tre solite eccezioni, cioè lo stupro, l’incesto e il pericolo di vita per la madre, né purtroppo esse sono escluse in altri passaggi della PLGHA, che ha comunque il merito di aver esteso l’efficacia della Mexico City Policy su altri capitoli di spesa per programmi sanitari all’estero, passando dal ‘coprire’ con le sue restrizioni fondi pari a poche decine di milioni di dollari agli attuali 8.8 miliardi di dollari).

Grazie ai due nuovi provvedimenti, sarà possibile chiudere molte delle scappatoie finora sfruttate dagli abortisti per far entrare dalla finestra quel che è vietato far passare dalla porta. «Questa amministrazione ha dimostrato che possiamo continuare a soddisfare i nostri fondamentali obiettivi di salute, inclusa l’assistenza sanitaria per le donne, rifiutandoci di sovvenzionare l’uccisione di bambini non ancora nati», ha detto Pompeo davanti ai giornalisti. «Come segretario di Stato, ho istruito la nostra squadra sul prendere tutte le misure idonee ad attuare questa politica nel modo più ampio possibile. Oggi sto annunciando ulteriori miglioramenti per far avanzare i nostri sforzi per proteggere l’ultimo tra di noi», ha aggiunto il braccio destro di Trump.

Pompeo era stato sollecitato ad apportare questi cambiamenti in una lettera inviatagli lo scorso dicembre da nove senatori repubblicani, che ricordavano come le scappatoie presenti nella PLGHA consentano per esempio all’Organizzazione degli Stati americani (Oas) di finanziare ed esercitare pressioni attraverso due dei suoi organi - la Commissione interamericana sui diritti umani e la Commissione interamericana sulle donne - su Paesi come Argentina, Cile ed El Salvador, da tempo sottoposti a martellanti campagne per introdurre norme abortiste. E ciò avviene nonostante l’Oas, che include 35 Stati americani, preveda nella sua principale convenzione sui diritti umani che «[ogni] persona ha il diritto di avere rispettata la sua vita… dal momento del concepimento».

Perciò il segretario di Stato ha voluto lanciare questo messaggio all’Oas: «Le istituzioni dell’Oas dovrebbero concentrarsi sull’affrontare le crisi a Cuba, in Nicaragua e Venezuela, non sull’avanzamento della causa pro aborto. E per garantire che il nostro messaggio sia sentito forte e chiaro, ridurremo i nostri contributi all’Oas. La nostra riduzione è pari alla quota stimata per gli Stati Uniti di possibili spese dell’Oas su queste attività connesse all’aborto». Touché.

Come detto, una delle due misure pensate per arginare il finanziamento di attività abortiste è l’emendamento Siljander. Questa norma era stata proposta per la prima volta nel 1981 e nella sua formulazione originaria escludeva dai finanziamenti per l’estero solo la propaganda abortista, ma poi una modifica del Congresso aveva vietato pure di finanziare le campagne pro life. Il che è come mettere bene e male sullo stesso piano, ma nella situazione attuale - a livello pratico - l’applicazione di questo emendamento rappresenta un passo avanti: le ramificazioni della lobby abortista sono infatti così tentacolari da controllare o avere figure chiave in gran parte delle organizzazioni internazionali e quindi attraggono inevitabilmente di anno in anno una fetta massiccia di fondi pubblici, finendo per accrescere la potenza della loro propaganda.

Lo conferma anche il presidente della Personhood Alliance, Gualberto Garcia Jones, parlando con Life Site News: «Attuare l’emendamento Siljander è enorme perché esso si applica a tutti i fondi di assistenza estera. Queste Ong hanno fondamentalmente infiltrato e controllano tutti questi organi internazionali, e hanno praticamente creato una lobby per l’aborto, finanziata dagli Stati Uniti, con la facciata dell’attuazione del diritto internazionale», che mai prevede - giova ricordarlo - un “diritto” all’aborto. «Adesso, il Dipartimento di Stato dovrà esaminare tutti i finanziamenti per l’estero e se delle organizzazioni internazionali (non solo le Ong, ma organismi multilaterali come l’Oas e l’Onu) stanno spingendo per la legalizzazione dell’aborto, non potranno ricevere i fondi». Quindi, ha aggiunto il leader pro life, «questo è molto più ampio della Mexico City Policy, ed è la prima volta in 35 anni che l’emendamento Siljander sarà applicato». Insomma, dopo il culto dell’aborto sotto Obama, pur ricordando che c’è ancora molto da fare, si tratta di un altro passo avanti dell’amministrazione Trump in difesa dei nascituri.