• LA CONFERENZA DEL 2017

Politica & famiglia, ai vescovi piace il metodo Pd

L'autoreferenzialità e il centralismo di vescovi e Forumfamiglie: parlano di piazze contrapposte a Verona umiliando le famiglie che hanno marciato e rimproverano la politicizzazione del Congresso. Invece Cei e De Palo erano entusiasti del metodo utilizzato per la Conferenza sulla famiglia organizzata dal governo Pd e aperta anche a Arcigay. Si è delegittimato Verona perché non ha dato parola al diktat Lgbt, non accettando che una parte di mondo pro family italiano sfugga al controllo di una linea clericale che non vuole fare a pugni col mondo.

Non è vero che ci sono due piazze contrapposte come dice il presidente della Cei Bassetti. Dirlo equivale a far passare l’idea che le famiglie in marcia a Verona siano il contraltare ideologico di chi ha sfilato sabato con bestemmie e un corredo da collettivo anni ’70: come fossero entrambi figli di estremismi da combattere. Sbagliato e irriverente verso i papà e le mamme che hanno sacrificato il loro tempo per manifestare la bellezza e la gioia della loro vocazione senza offendere l’altro.

Il fatto che un vescovo, il capo dei vescovi, lo dichiari, senza concedere ai 50mila di piazza Bra neppure un riconoscimento in termini di audacia, è un’offesa e la dimostrazione della sistematicità che la classe episcopale, i generali per intenderci, sta mettendo in campo nella demolizione dei principi non negoziabili e nell’incapacità di riconoscere che lo scontro finale è proprio sulla famiglia.

Invece c’è una differenza abissale tra chi scende in strada con cartelli del tipo “Dio, patria e famiglia: che meraviglia” e slogan come “Meglio falli di gomma, che feti di gomma”. Non dirlo è una censura e il tentativo della Cei di uniformare le due manifestazioni come specchio di una polarizzazione sbagliata entro la quale non immischiarsi, è sintomo di come la gerarchia ecclesiale, disprezzi per ragioni politiche il suo stesso popolo.

Nessuna delle famiglie che domenica è venuta a Verona, l’ha fatto perché chiamata a raccolta dalla Lega di Salvini o costretta con la pistola alla tempia da Jacopo Coghe o invogliata da benefit promessi da Maria Rachele Ruiu. Si sono riversati in piazza liberamente dopo essere stati definiti per settimane oscurantisti solo perché consapevoli dell’unicità e santità della famiglia fondata sul matrimonio e perché ritengono le nozze gay, l’utero in affitto e l’aborto delle aberrazioni che lo Stato non deve concedere. In questo, le tesi del Congresso si sono sposate molto bene con un sentimento di popolo che è cattolico. 

Questa non è quella piccola parte in cui la maggioranza delle persone non si è identificata, come ha cercato di sminuire con disprezzo andando in scia di Bassetti, Gigi De Palo, presidente del Forum delle Famiglie. Il quale ha voluto far pesare l’assenza delle oltre 582 associazioni che lo compongono, dai lavori di Verona, per concludere che proprio per questo non deve essere stato rappresentativo dei 5 milioni di famiglie italiane. Illusorio, dato che l’Associazione Famiglie numerose e l'Aibi– che del Forumfamiglie fanno parte - hanno partecipato ai workshop di venerdì. In realtà, si tende a delegittimare l’esperienza di Verona perché si detesta la libertà e si soffre il non poter controllare tutto e tutti in una sorta di centralismo clericratico che le elite ecclesiali hanno mutuato dal vecchio Pci.

Quello che non piace al Forumfamiglie, ormai emanazione diretta della Cei di cui De Palo dice di condividere la linea, è che ci sia una parte di mondo pro family italiano che sfugga al controllo perché ciò che sfugge al controllo non si piega alla linea dettata. E la linea è stata quella di non sposare Verona perché a fare paura a De Palo, Bassetti & company è una realtà che ha messo attorno al tavolo protagonisti della politica famigliare internazionale senza l'aiuto del Forum. Personalismi? Vecchio vizio del laicato cattolico italiano; Autoreferenzialità? Può darsi, per entrambi. Ma anche politica. La stessa che il Forum ha rimproverato a Verona. 

Non più tardi di novembre scorso, quando è stato riconfermato alla guida del Forum, lo stesso De Palo fu orgoglioso di presentare proprio al vicepremier Salvini il suo piano per la natalità. Allora andava bene la politica? E la Lega?

Verrebbe da chiedersi allora quale sia la politica che intende il Forum? A settembre 2017 proprio il Forumfamiglie era entusiasta di partecipare da protagonista alla III Conferenza nazionale sulla Famiglia, promossa dall’allora Governo Gentiloni.

Ebbene: l’evento era organizzato dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia, all’epoca già affidato al premier. A Verona sono volati gli stracci perché il vicepremier Salvini ha partecipato a un evento che aveva il patrocinio del Ministero della Famiglia, ma quando a Roma la Conferenza sulla famiglia la organizzava Gentiloni con l’appoggio del Forumfamiglie, andava tutto bene.

E chi erano i relatori politici allora, oltre ai professori universitari tra cui, guarda un po', il professor Giancarlo Blangiardo, cacciato invece da Verona? Laura Boldrini, Paolo Gentiloni, Gina Pedroni, Pier Carlo Padoan, Valeria Fedeli, Stefano Bonaccini, Antonio Decaro e Maria Elena Boschi: tutti esponenti di governo o delle istituzioni targati Pd o Sinistra. La Boschi poi era stata la madrina assieme a Monica Cirinnà dell’omonima legge sulle Unioni civili, su cui i vescovi hanno chiuso più di un occhio, se non proprio incoraggiato.

Ai lavori erano presenti Arcigay e Agedo, segno che l’idea di famiglia promossa non era proprio quella che i vescovi avrebbero dovuto veicolare. E comunque era un’idea di famiglia pesantemente condizionata dalla “rivoluzione” Cirinnà. Infatti passò il concetto di pluralità di famiglie, trovando d'accordo la Cei. Questo, evidentemente, ai vescovi andava bene e così anche al suo braccio operativo De Palo, tanto che non si levarono alti lai per lamentare la presenza delle associazioni Lgbt. 

Anzi: a conclusione, De Palo e il responsabile della pastorale famigliare della Cei don Paolo Gentili dissero, pur con le riserve per le azioni del governo di allora,  che la conferenza era partita col piede giusto, anche se poi non portò nessun beneficio alle famiglie. Perché? Perché aveva stabilito un buon metodo di lavoro. E quale era? Aver invitato le realtà aderenti al Forum. E' il metodo Pd: tutti insieme appasionatamente, con Arcigay, che pure si lamentò per alcune esclusioni, ma potè parlare di tutto, dall'utero in affitto al matrimonio gay tanto da dirsi comunque soddisfatta. 

A Verona invece è apparsa chiara almeno la distanza dal diktat Lgbt che non ha avuto diritto di parola. E' questo che non si perdona. Ed è un fatto che il politicamente ed ecclesialmente corretto mal sopportano.

A Verona poi ha dato scandalo la presenza di esponenti leghisti, ma, specularmente a quanto accadde con la conferenza governativa, si è trattato anche in quel caso di esponenti dell’esecutivo (Salvini, Bussetti e Fontana) o delle istituzioni (Fedriga, Sboarina) più un segretario di un partito, Giorgia Meloni, che si trova all’opposizione dell’attuale governo. Il fatto è che altri ospiti erano stati invitati, ad esempio i Cinque Stelle, ma nessuno si è fatto vivo.

E' vero: il Forum è stato escluso fin da subito a Verona. Ma l'evento del 2017 targato Pd non era meno blindato e non senza inviti a senso unico. Massimo Gandolfini, ad esempio, non venne invitato ai lavori perché – lo disse lui in un’intervista alla Nuova BQ – non faceva parte del Forum, nonostante avesse chiamato a raccolta due imponenti Family Day. Non venne considerato rappresentativo dell’associazionismo per i diritti della famiglia naturale fondata sul matrimonio. O forse, più prosaicamente, non era simpatizzante del Pd. A differenza di qualche altro difensore della famiglia.