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Qatar e terrorismo, l'Italia chiarisca

Le dichiarazioni di due alti funzionari qatarini secondo cui l'Italia non crede al Qatar come finanziatoire del terrorismo, aprono un problema politico grave: davvero questa è la posizione dell'Italia, che darebbe in contrasto con quella della comunità internazionale? O è solo compiacenza perché il Qatar sta investendo nel nostro paese? Una risposta non può essere evitata.

L'ambasciatore Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki

Sono quantomeno inquietanti gli interventi dell’ambasciatore del Qatar in Italia Abdulaziz Bin Ahmed Al Malki e dell’inviato speciale del Ministro degli Esteri qatarino Mutlaq bin Majed Al-Qahtani durante l’incontro tenutosi alla Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia a Roma. Il diplomatico testualmente dice che fra il Qatar e il nostro Paese «esiste una visione strategica per combattere il terrorismo ed esiste uno spirito di cooperazione, amicizia e fiducia», mentre l’inviato speciale afferma che le accuse di finanziare il terrorismo internazionale e il jihadismo «non hanno convinto la comunità internazionale, l’Italia non ci ha creduto» perché «il Qatar ha potuto documentare le misure che ha preso contro il terrorismo».

Traduciamo per chi ancora crede alle dichiarazioni pubbliche della politica e della diplomazia: il Qatar, tramite i due rappresentanti che hanno parlato alla conferenza ci vorrebbe dire che l’Italia non crede alle accuse perché non sono vere. E chi lo ha detto all’Italia che le accuse sono false? Come hanno fatto i due relatori a sapere che l’Italia non crede alle accuse che praticamente tutto il mondo arabo gli rivolge? Qualcuno gli ha fatto questa domanda? Probabilmente no, perché sulla stampa non sembra di aver visto o letto qualche voce contrastante. Tutti si sono limitati a riportare passo passo le dichiarazioni di Al Malki e Al-Qahtani ma nulla di più.

Frasi del genere però sono politicamente e geopoliticamente impegnative per l’Italia, che dovrebbe far sentire la propria voce visto che a sentire i due rappresentanti l’Italia si porrebbe al di fuori di quello che oggi è un orientamento consolidato non solo nei Paesi arabi ma anche a livello internazionale. In parole povere l’Italia, stando alle dichiarazioni di Al Malki e Al-Qahtani dissente da quanto viene globalmente detto sul Qatar e cioè che finanzia il terrorismo jihadista legato alla Fratellanza Musulmana.

Il problema politico è grave. Eppure non sono pochi i giornalisti, le realtà politiche, intelligence, analisti, funzionari governativi e associazioni non governative che nel mondo denunciano con rapporti (come ad esempio il ‘’Qatar and Terror Finance’’ della Foundation for Defence and Democracies o il ‘’Qatar and the Terrorism Blame Game’’ dell’International Center for The Study of Violent Extremism), dossier e articoli di giornale quanto il Qatar sia coinvolto in relazioni pericolose con l’estremismo della Fratellanza Musulmana: secondo quanto abbiamo ascoltato nella conferenza, dunque, tutti questi esperti di ogni parte del mondo starebbero dicendo cose false. Ci può stare, ma chi si prende la briga di sconfessare quanto dicono?

L’unica cosa che i diplomatici qatarini a Roma portano a supporto della propria tesi è che sono state messe in campo azioni di contro-terrorismo. Anche qui in parole povere: si parla di cosa si fa contro ma non di cosa si fa per. E non è esattamente un dettaglio quando si parla di accuse di finanziare il terrorismo. L’Italia ha quindi intenzione di precisare come la pensa realmente su questo? Perché nonostante non ci sia stato un contraltare alle parole dei diplomatici qatarini sarebbe giusto per i cittadini italiani sapere come il proprio Paese si posiziona in merito a questa vicenda. Visto che, cosa di non poco conto, il Qatar continua a fare acquisti in Italia, come fra le altre cose una compagnia aerea, ospedali e intere aree turistiche di pregio. Se l’Italia ha deciso di tenere conto solo della versione del Qatar e di allontanarsi dalla visione della comunità internazionale può anche non esprimersi ma di questo, come ovvio, deve assumersi ogni responsabilità davanti alla comunità internazionale stessa: se il silenzio equivale ad assenso significa che ormai siamo di fronte alla scatola chiusa. Di fronte al dio denaro prendere o lasciare.