San Nicola di Bari

Difficile dire se sia stata maggiore la fama di santità di cui godeva già in vita o il culto post mortem, legato ai molteplici miracoli ed esempi di carità narrati nelle agiografie e rappresentati nelle icone, che lo hanno reso popolarissimo in tutto il mondo cristiano e specialmente nel Basso Medioevo, quando fu pure citato da Dante nella Divina Commedia

Difficile dire se sia stata maggiore la fama di santità di cui godeva già in vita o il culto post mortem, legato ai molteplici miracoli ed esempi di carità narrati nelle agiografie e rappresentati nelle icone, che lo hanno reso popolarissimo in tutto il mondo cristiano e specialmente nel Basso Medioevo, quando fu pure citato da Dante nella Divina Commedia. Di san Nicola (c. 270-343) si può ricordare innanzitutto che nacque da cristiani benestanti a Patara, in Licia, e secondo alcune fonti rimase prematuramente orfano di entrambi, ereditando un consistente patrimonio che avrebbe poi distribuito ai poveri.

Si trasferì nella vicina Myra (oggi corrispondente alla turca Demre), dove si colloca l’episodio per il quale è spesso raffigurato con tre sfere dorate, a ricordo di un grande gesto che unisce saggezza, disprezzo del peccato e amore per il prossimo. Nicola venne a sapere di un nobile caduto in povertà, che disperando della possibilità di far sposare le sue tre giovani figlie aveva insinuato loro l’idea di prostituirsi. Il santo decise di aiutare quelle persone e una notte si recò alla loro dimora. Attraverso un’inferriata, lasciò cadere all’interno un panno pieno di monete d’oro. Dopo aver constatato che il padre aveva usato bene quel denaro, organizzando il matrimonio della figlia maggiore, Nicola ripeté l’opera di carità una seconda e terza volta, quando infine il nobile decaduto - vegliando - riuscì a scoprire l’identità del suo benefattore, celebrato nei versi di Dante su «… la larghezza che fece Niccolò a le pulcelle, per condurre ad onor lor giovinezza».

Alla morte del vescovo di Myra, Nicola fu scelto come nuova guida della comunità cristiana. Sotto le persecuzioni di Diocleziano fu prima imprigionato e poi esiliato, in quanto dal carcere continuava a esortare i cristiani a essere saldi nella fede e a non offrire sacrifici alle finte divinità pagane. Fu scarcerato in seguito alla libertà di culto ottenuta dal cristianesimo con gli editti del 311 e 313, riprendendo la sua intensa attività apostolica. Certamente avversò l’arianesimo, che a quell’epoca era l’eresia più diffusa. La tradizione riferisce che Nicola partecipò al Concilio di Nicea del 325 (il suo nome non compare in certe liste di padri conciliari ma è presente nell’elenco dello storico bizantino Teodoro il Lettore, ritenuto corretto da alcuni studiosi), dove avrebbe dato uno schiaffo ad Ario, sentendo che l’eretico - le cui tesi furono condannate dal concilio - continuava a bestemmiare mettendo in dubbio la divinità di Cristo.

Dalla figura di san Nicola, venerato tra l’altro come protettore dei bambini, si è sviluppato con il tempo il mito di Santa Claus, diffusosi piuttosto rapidamente dopo che i coloni dei Paesi Bassi portarono a New York (originariamente chiamata Nuova Amsterdam) il culto dell’antico vescovo di Myra, con il nome olandese di Sinterklaas, da cui la metamorfosi nel moderno Babbo Natale. La denominazione «di Bari» si deve invece alla traslazione nel capoluogo pugliese di buona parte delle reliquie, avvenuta nel 1087, quando una spedizione riuscì a prendere possesso di circa metà dello scheletro (le ossa più grandi) fino allora custodito nella cattedrale di Myra, città che nel frattempo era caduta in mano ai musulmani. Pochi anni dopo i Veneziani rinvennero frammenti ossei più piccoli, custoditi in un altro ambiente della stessa cattedrale, e che una ricognizione effettuata alla fine del XX secolo ha appurato essere «complementari con le ossa conservate a Bari».

Patrono di: bambini, giovani donne che cercano marito, marinai, pescatori, prostitute, scolari, vittime di errori giudiziari; Grecia, Russia, Puglia