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Sconfiggere i Fratelli Musulmani per distruggere l'Isis

Non si potrà mai sconfiggere definitivamente l’ISIS senza colpire la sua fonte ideologica che porta il nome dei Fratelli Musulmani, sponsorizzati dai regimi al potere in Qatar, Turchia e Iran. Arabia Saudita, Emirati, Bahrein ed Egitto hanno dichiarato fuori legge la Fratellanza. L'Europa ne sembra conquistata (a suon di quattrini).

Manifestazione dei Fratelli Musulmani

L’annuncio della “vittoria finale” contro l’ISIS in Siria da parte delle Forze Democratiche Siriane, appoggiate da Stati Uniti ed Europa, non equivale certamente a una vittoria definitiva. L’organizzazione resta infatti viva e vegeta attraverso le sue ramificazioni transnazionali, facendo sì che l’allarme terrorismo resti elevato. Ciò si riflette anche nel dibattito sui media, dove si susseguono dichiarazioni, analisi e reports che mettono in guardia sulle numerose cellule di ISIS attive nelle nostre città, sul pericolo rappresentato dai foreign fighters, sull’uso di internet per indottrinare e reclutare nuovi seguaci. Tuttavia, poca attenzione viene riservata agli aspetti ideologici, quelli che fanno scoccare la scintilla dell’adesione al terrorismo jihadista.

L’ISIS può essere piegato sotto il profilo militare e della sicurezza attraverso l’antiterrorismo, ma non si spezzerà mai finché le fonti ideologiche da cui ha preso vita non verranno prosciugate. Da questo punto di vista, si continua a registrare un’insormontabile reticenza non solo da parte degli Stati e delle organizzazioni internazionali a prendere i provvedimenti richiesti dalle circostanze, ma degli stessi esperti e commentatori a riconoscere o a nominare l’identità delle fonti stesse. Che il terrorismo jihadista contemporaneo prenda le mosse dalla visione politica e dalla dottrina dei Fratelli Musulmani, fautori della restaurazione del Califfato, è un fatto storico: dal fondatore Hassan Al Banna all’ideologo Sayyid Qutb, passando per Osama bin Laden e Al Qaeda, fino ai gruppi jihadisti in Siria dei quali ISIS è stato l’avanguardia.

Le direttrici da seguire per sconfiggere il fenomeno emergono di conseguenza. Le orme dei Fratelli Musulmani ci portano al Qatar degli emiri Al Thani e alla Turchia di Erdogan, uniti in una ferrea alleanza che ha come collante l’ideologia islamista della Fratellanza, di cui sono i principali sostenitori. È sulla linea rossa del jihad da Doha a Istanbul che passa oggi la diffusione dell’estremismo dei Fratelli Musulmani in Medio Oriente e non solo, facendo leva su imam e attivisti riuniti in organizzazioni e strutture appositamente create per il proselitismo e la propaganda. Tra queste, la più influente è l’Unione Mondiale degli Studiosi Musulmani, basata a Doha e fondata dallo Sheikh del terrore Yusuf Al Qaradawi, leader spirituale dei Fratelli Musulmani sotto ogni cielo e in ogni terra.

Il telepredicatore egiziano, famoso per i suoi sermoni incendiari sugli schermi di Al Jazeera persino a sostegno degli attentati suicidi, è colui che ha impiantato il radicalismo dei Fratelli Musulmani in Qatar a partire dagli anni 60. Nel 2011, si è fatto promotore dei cambiamenti di regime in Medio Oriente e Nord Africa sotto le mentite spoglie della Primavera Araba, affinché la Fratellanza potesse prendere il potere e stabilire dittature fondamentaliste come base per la ricostituzione del Califfato, obiettivo di cui si è fatto carico ISIS dopo i fallimenti delle rivolte in Egitto e Siria e gli ostacoli incontrati nella corsa al potere in Tunisia e Libia. Al Qaradawi ha raggiunto la veneranda età di 92 anni e ha passato il testimone come presidente dell’Unione Mondiale degli Studiosi Musulmani allo Sheikh Ali Al Qaradaghi, di origine curdo-irachena ma cittadino del Qatar, come il suo predecessore.

Sulla scia del maestro, Al Qaradaghi rivolge costantemente i suoi strali contro i paesi del Quartetto arabo contro il terrorismo, composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, in cui si riconosce tutto il mondo arabo e musulmano moderato. Il Quartetto continua a contrapporsi all’alleanza islamista che unisce Qatar, Turchia e Fratelli Musulmani, allargata all’Iran khomeinista che dei Fratelli Musulmani costituisce l’incarnazione in salsa sciita. Il partito che rappresenta la Fratellanza iraniana, guidato da Abdul Rahman Birani, può infatti operare liberamente nella Repubblica islamica, contrariamente ad altri gruppi sunniti, ed è finanziato dal Qatar. Nei paesi del Quartetto, invece, i Fratelli Musulmani sono stati dichiarati fuori legge per i loro intenti sovversivi e per la diffusione dell’estremismo quale viatico per il reclutamento nell’ISIS. Quello dalla radicalizzazione al jihadismo è un passaggio automatico che avviene tuttora anche in Occidente nelle numerose moschee controllate dalla Fratellanza, e su di esso fa leva l’ISIS per disporre degli uomini necessari a fare strage del nemico al Bataclan e nei mercatini di Natale.

Pertanto, non si potrà mai sconfiggere definitivamente l’ISIS senza colpire la sua fonte ideologica che porta il nome dei Fratelli Musulmani, sponsorizzati dai regimi al potere in Qatar, Turchia e Iran. Tuttavia, la rimozione di Al Qaradawi dalla lista dei ricercati dell’Interpol dove era stato inserito per i suoi legami con il terrorismo jihadista, la dolce colonizzazione a cui le immense risorse finanziarie di Doha stanno sottoponendo l’Europa intera, l’arrendevolezza nei confronti delle minacce di Erdogan e le politiche di appeasement a beneficio del regime khomeinista, indicano chiaramente la mancanza di adeguate politiche di contrasto soprattutto da parte europea nei confronti del progetto di conquista islamista di cui l’ISIS è soltanto la punta di lancia.