• CONFUSIONE TEOLOGICA

Se l'intercomunione viene affidata al "fate vobis"

Si vorrebbe demandare non alle Conferenze episcopali, ma ai singoli vescovi la decisione su che cosa fare sull'intercomunione. Una parcellizzazione assolutamente inedita, su un tema centrale quale quello dell’Eucarestia.

Fate vobis era un buon vescovo” dicevano i miei vecchi, scherzosamente, quando non avevano voglia di prendersi la responsabilità di un sì o di un no. Ma “fate vobis” si addice al ruolo di Pontefice della Chiesa cattolica? Su questo, permettetemi di avere qualche dubbio. Ricordando frasi molto chiare di Qualcuno sul legare e lo sciogliere, per esempio, o altri brani in cui si parla di pietre e rocce. Eppure quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, in tema di Eucarestia data – o non data – ai cristiani di altre confessioni, e soprattutto protestanti ci sembra essere proprio questo. Forse ci sbagliamo, e saremmo ben felici di farlo.

Ricapitoliamo. La Conferenza episcopale tedesca prepara un sussidio pastorale che permette ai protestanti sposati con cattolici di avere l’eucarestia cattolica. Si basa su un’interpretazione – da molti giudicata estensiva – del quarto paragrafo del Canone 844, che afferma:

§4. Se vi sia pericolo di morte o qualora, a giudizio del Vescovo diocesano o della Conferenza Episcopale, urgesse altra grave necessità, i ministri cattolici amministrano lecitamente i medesimi sacramenti anche agli altri cristiani che non hanno piena comunione con la Chiesa cattolica, i quali non possano accedere al ministro della propria comunità e li chiedano spontaneamente, purché manifestino, circa questi sacramenti, la fede cattolica e siano ben disposti.

Pericolo di morte o altra grave necessità: ora certamente saremo gli ultimi a negare che un matrimonio sia qualche cosa di grave, e anche di pericoloso, almeno in certi casi; ma ci sembra, da poveri ignoranti quali siamo, che il Codice parli di un singolo drammatico caso, non dell’andare a messa tutte le domeniche…

Così hanno pensato fior di cardinali (Mueller, Brandmueller, Ejik, e altri ancora)  e sette vescovi fra cui il cardinale Woelki della Conferenza Episcopale tedesca. Che hanno scritto a Roma, chiedendo che Roma, e in particolare la Dottrina della Fede, si esprimesse. 

La Congregazione si è espressa, con una lettera riservata, - e la cui esistenza è stata negata dalla Conferenza Episcopale tedesca, quando alcune agenzie di stampa ne hanno rivelato l’esistenza – che nel paragrafo centrale diceva, parlando dell’udienza del Prefetto Ladaria dal Papa: “Durante quell’udienza il Santo Padre ha reso chiaro che non considera opportuno che questo documento citato sia ora pubblicato”. La lettera, del 10 aprile, invitava alcuni vescovi tedeschi a Roma per maggio per un incontro alla Congregazione della Fede. 

Il 5 giugno Sandro Magister pubblica il testo della lettera che Ladaria ha inviato ai vescovi che hanno partecipato all’incontro. Si dice in essa che il Pontefice pensa che il documento “non è maturo per essere pubblicato”. Nella sua lettera Ladaria chiarisce che tre sono i “motivi essenziali” per cui il documento dei vescovi tedeschi non può essere pubblicato: “La questione dell’ammissione alla Comunione di cristiani evangelici in matrimoni interconfessionali è un tema che tocca la fede della Chiesa e ha una rilevanza per la Chiesa universale”; “Tale questione ha degli effetti sui rapporti ecumenici con altre Chiese e altre comunità ecclesiali, che non sono da sottovalutare”; “Il tema riguarda il diritto della Chiesa, soprattutto l’interpretazione del canone 844 del Codice di diritto canonico. Poiché in alcuni settori della Chiesa ci sono a questo riguardo delle questioni aperte, i competenti dicasteri della Santa Sede sono già stati incaricati di produrre una tempestiva chiarificazione di tali questioni a livello di Chiesa universale”. In particolare, dice Ladaria, sembra opportuno lasciare al vescovo diocesano il giudizio sull’esistenza di una “grave necessità incombente”. 

Poi accade qualche cosa. Che cosa, non lo sappiamo; ma dopo un incontro con il Pontefice, il cardinale Marx se ne torna nella natia Germania con un pasticcio argentino in salsa tedesca. Le linee guida, che saranno discusse ancora in autunno, vengono però pubblicate sul sito della Conferenza Episcopale tedesca, come “aiuto all’orientamento” “all’interno della responsabilità dei singoli vescovi”. Ma il documento è figlio di N.N.: cioè non c’è nessuna attribuzione a nessuno organo, né commissione,, né alla Conferenza Episcopale stessa, del documento. Il che, consentitemelo, è un qualche cosa di assurdo. Parrebbe che Marx avesse ottenuto una “F” (Francesco) in calce al documento stesso. 

Quindi, tirando le somme di questo pasticcio, in ultima analisi si vorrebbe demandare non alle Conferenze episcopali (perché questo avrebbe una ricaduta sulla Chiesa universale, e probabilmente obbligherebbe la stessa a dire un bel “No” chiaro e forte) ma ai singoli vescovi la decisione su che cosa fare, e sui singoli casi. Una parcellizzazione assolutamente inedita, su un tema centrale quale quello dell’Eucarestia. Sarebbe interessante sapere quali leve ha potuto muovere il card. Marx per far giudicare maturo al Papa un documento (inedito) immaturo un mese prima. E qualcuno, particolarmente sconfortato, potrebbe chiedersi a che cosa servano Roma, le Congregazioni e il Papa, se tutto poi si riduce a “fate vobis”.