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Soldato non ricattabile: il popolo di Verona ai raggi X

Il popolo che ha marciato a Verona ha poche idee, ma sane e chiare in testa: no ad aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, divorzio, omosessualità, unioni civili e indottrinamento gender nelle scuole. Non ammette eccezioni, non è ricattabile, vuole fatti e non parole. E' un soldato dei principi non negoziabili, che non vuole partiti o associazioni in cui intrupparsi, ma cerca generali che lo guidino alla vittoria. I quali però oggi non ci sono e se ci sono, litigano tra di loro. 

La marcia per la Famiglia a Verona

Molti se non moltissimi hanno parlato dei relatori e degli organizzatori dell’appena concluso Congresso Mondiale delle Famiglie. Ma forse ben più importante di chi ha parlato è chi ha ascoltato. Qual è la carta di identità non solo di chi ha partecipato fisicamente al Congresso e alla marcia conclusiva, ma di tutti coloro che si sono riconosciuti nei principi ispiratori di tale evento? Proviamo ad indicare i segni particolari di questo popolo pro family e pro vita.

In primo luogo è un popolo che ha poche idee, ma sane e chiare in testa. No all’aborto, all’eutanasia, alla fecondazione artificiale, al divorzio, all’omosessualità, alle unioni civili e all’indottrinamento gender nelle scuole. In secondo luogo questi “No” non ammettono eccezioni. Chi reggeva striscioni e bandiere domenica sfugge istintivamente a qualsiasi compromesso. Non ci sono bilanciamenti di interessi contrapposti che tengano, né casi pietosi, né falso rispetto umano che possano far piegare la testa. L’opportunismo ammantato da realismo politico non lo fa fesso. Annusa lontano un miglio i doppiogiochisti

In terzo luogo la chiarezza di idee porta a limpidezza nell’agire. Vuole fatti, non parole. Dato che le leggi che hanno approvato aborto, eutanasia, divorzio e unioni civili sono ingiuste, vanno prima o poi abrogate. Il pro life & family del 2019 non è un ingenuotto: sa bene che ciò non può avvenire domani, ma marcia in quella direzione perché avvenga dopodomani. E’ persona concreta e aspetta che qualcuno lo mobiliti per battaglie importanti. Ad esempio perché non indire una raccolta firme per appoggiare il ddl Gasparri che vuole riconoscere soggettività giuridica al concepito? Si tratta in fondo di uno dei punti programmatici indicati nel comizio al termine della marcia di domenica. Il militante con passeggino che abbiamo visto sfilare non vuole che il fuoco del Congresso si spenga. Mobilitiamolo.

Però non c’è solo la politica. Il difensore dei principi non negoziabili è persona che non sta con le mani in mano: legge e approfondisce, raccoglie firme e firma lui stesso appelli, inoltra notizie trovate in internet ad amici e parenti, è membro di gruppi di volontariato e associazioni, appoggia il don della propria parrocchia, ma anche tutti coloro che sente alleati, viaggia in lungo e in largo per l’Italia insieme ai suoi “anta” e più anni, di solito in compagnia di vecchi acciacchi, per seguire conferenze, meeting, per partecipare a pellegrinaggi a favore della vita e della famiglia. Si spende senza riserve, ma non si perde nel vuoto attivismo, si indigna quando occorre indignarsi, ma l’indignazione non spegne mai sul suo volto il sorriso. Ha ben compreso che va condannato l’errore, ma l’errante deve essere sempre accolto. E quindi lo trovi nei Cav e nei gruppi famiglia. E’ dunque testimone coerente e credibile, anche perché lui ha figli e grane connesse e non parla – quando parla perché è di poche parole – per sentito dire. Uno così non lo puoi ricattare in nessun modo. Uno così quando lo guardi, avesse in mano anche solo la V elementare, ti fa la radiografia subito, ti mette a nudo per quello che sei e per quello che vali perchè portatore sano di buon senso distillato in purezza. Davanti ad uno così ti senti piccolo piccolo perché è un gigante di umiltà.

Il militante pro family & life non vuole essere generale, ma soldato. Però c’è il problema che è in cerca di generali. Li cerca tra gli uomini di Chiesa e tra i laici, ma non li trova. Questa è stata una delle richieste più importanti che sono venute dall’ultimo Family day ed è la stessa richiesta che, implicitamente, è giunta dall’uditorio del Congresso di Verona. Il soldato dei principi non negoziabili non vuole un partito, né una ennesima associazione in cui intrupparsi. Cerca qualcuno che lo guidi alla vittoria. Non solo, ma vuole generali coerenti: vuole che il cuore dei capi batta all’unisono con il suo. Il veleno peggiore per costoro è accorgersi che il proprio paladino il giorno prima afferma chiaro e tondo che la 194 è una legge omicida e il giorno dopo chiede che venga applicata bene. Il tradimento è la più bruciante ferita che molti di costoro si portano nel petto. Da qui una constatazione: esiste un evidente scollamento tra la base – come si usa dire – e i vertici. E i vertici sono i politici, la gerarchia della Chiesa e pure i responsabili di associazioni e movimenti (ovviamente non tutti). Per la maggior parte latitanti o peggio nemici. Per paradosso il fedele, come il tesserato del partito e l’appartenente ad associazioni e movimenti, era a Verona, ma i loro capi no.

I generali a ben vedere pure ci sono – il Congresso ne ha offerto un ampio catalogo: ne basterebbero la metà per cambiare il mondo – ma non si mettono d’accordo su cosa fare e ognuno marcia per conto suo. Attualmente il cancro principale del movimento pro family & life italiano è proprio la divisione interna, a volte sui principi, più spesso sulle strategie. In merito a queste ultime pare rinvigorirsi in queste ore una consegna implicita: vietato chiedere l’abrogazione delle leggi ingiuste, in primis la 194. Ma se è il tuo stesso nemico che ti mette in bocca questa richiesta perché non lo fai tu che sei cattolico? Cosa c’è di più ovvio che un cattolico chieda la cancellazione di una legge omicida? Hai paura di bruciarti politicamente e sul piano ecclesiale? Ma siamo stati arsi già da molto tempo sul rogo dell’inquisizione laica e quindi perché preoccuparsi? Sei già pieno di fango lanciato dalle solite mani intolleranti e temi di inzaccherarti? Cosa hai dunque da perdere? Il mondo ci ha tolto tutto – ma non la fede – e chi è povero è fortissimo, perché non puoi togliergli più nulla, non può essere oggetto di ricatti e dunque è liberissimo.

Infine chi è venuto a Verona in questi giorni e chi con il cuore era lì presente sono persone di fede, limpida e semplice. Persone semplici, ma non sempliciotte perché profonde. La lotta per la vita e la famiglia viene sempre condotta con lo sguardo non solo verso l’altro, ma soprattutto verso l’alto. La visione trascendente è quella che riesce a motivare queste persone anche in mezzo a difficoltà, sconfitte, dolori e tradimenti. Sono persone che, prima di marciare, flettono le ginocchia davanti a Dio, l’unico vero generale che mai li abbandonerà per qualche poltroncina in Parlamento. Sanno che le loro mani possono poco, ma se quelle mani reggono un rosario possono molto e tutto in Cristo. Sono ben consapevoli che più forti delle leggi sono le preghiere e che più potente delle nazioni è la fede.

Il popolo della vita e della famiglia è un popolo di santi e di santi combattenti.