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Son tornate le "mezze stagioni"

La bella notizia di fine marzo è che “c’è ancora la mezza stagione”. I catastrofisti da anni affermano che, a causa del riscaldamento globale, “non esiste più la mezza stagione”. Si può invece stare tutti più tranquilli. 

Cielo

La bella notizia di fine marzo è che “c’è ancora la mezza stagione”. I catastrofisti da anni affermano che, a causa del riscaldamento globale, “non esiste più la mezza stagione”, qualcuno temeva anche per quella intera, si può invece stare tutti più tranquilli.
In un articolo pubblicato su “La Repubblica” il 21 marzo 2013 a firma di Alberto Flores D’Arcais, c’è scritto addirittura che la lunghezza delle stagioni metereologiche è stata misurata fino alla seconda cifra decimale con esattezza.

“Un risultato che solo apparentemente contraddice i grandi numeri su cui gli scienziati del clima basano i propri studi. Stando alle statistiche più recenti le quattro stagioni reali (non quelle del calendario) oggi sono così divise: la primavera dura 92,76 giorni l'anno, l'inverno 88,99, l'estate 93,65 e l'autunno 89,84 giorni. Ogni anno la primavera si riduce di un minuto a vantaggio dell'estate e l'inverno si accorcia di un minuto e mezzo a vantaggio dell'autunno”. Nell’articolo nessuno definisce cosa s’intenda per primavera, estate, autunno e inverno, nella certezza che quasi nessun lettore noterà che non è scritto con esattezza quali grandezze fisiche e quali loro valori indicano l’inizio di una stagione.

Nell’articolo però è possibile leggere quali informazioni si sono utilizzate: “Fiori e piante sono i "sensori" più sensibili per comprendere al meglio il cambio climatico. Gli studi botanici ci spiegano meglio di ogni altra cosa come la natura stia rispondendo al riscaldamento terrestre, ma sono studi che non possono essere fatti solo in laboratorio o con dati elaborati al computer. Un rapporto della Nasa dimostra come l'occhio umano (in questo caso quello di agricoltori, giardinieri, bird-watchers, naturalisti e animalisti) resti la scelta migliore. Quest'anno "sul campo" hanno studiato duemila specialisti e oltre 15mila volontari”. Avete letto bene: si spendono miliardi per comprare satelliti, computer, sofisticata strumentazione meteorologica e poi sembrano non essere indispensabili.

L’articolo lo scrive chiaramente: ”Per l'U.S. National Climatic Data Center la risposta è semplice: non fidarsi solo dei satelliti e dei grandi numeri ma studiare "sul campo", osservare le piante, i fiori e il comportamento degli animali”. La meteorologia è divenuta scienza passando dalla qualità alla quantità con l’invenzione degli strumenti meteorologici (potete leggere una descrizione storica nel libro “Fede e scienza: un incontro proficuo. Origini e sviluppo della meteorologia fino agli inizi del ‘900” di Luigi Iafrate) e nell’era della tecnologia ci propinano il qualitativo come modalità d’indagine, dando però come risultato dei numeri fatti credere scientificamente certi fino al minuto.

Se si cambia località, agricoltori, piante, anno, i risultati quasi certamente saranno diversi, talvolta sensibilmente diversi, ma questo poco importa alla “scienza televisiva” alla quale non è richiesto di essere falsificabile. E dire che tutti dovrebbero sapere che non raramente le piante ci sorprendono.
Si può ricordare ad esempio la fioritura in gennaio del biancospino al Beato Angelo, eremita medievale di Gualdo Tadino1, in provincia di Perugia, oppure dal 1336, tutti gli anni, a Bra, in Piemonte, un pruneto fiorisce fuori stagione, generalmente negli ultimi giorni di ogni mese di dicembre ma talvolta in occasione dell’ostensione della Sindone oppure non fiorisce in coincidenza di tragici eventi come le guerre mondiali2.

I Miracoli e le fioriture fuori stagione non obbligano a credere, però quest’ultime potrebbero almeno far sorgere qualche dubbio alle certezze di tanti climatologi improvvisati che, trovando nei mass media la cassa di risonanza, dimostrano ciò che la gente è stata persuasa a pensare con metodi pseudoscientifici.
Rispettare il Creato è cosa buona e giusta, purtroppo però in molti ecologisti “fondamentalisti” i dubbi non sorgeranno perché, come è scritto nel libro dal titolo “Il Tao dell’ecologia”(editore Muzzio), nel capitolo 16 dal titolo “l’ecologia è una fede” (pag.91): “[...] Ciò ha conferito alla classe sacerdotale-scientifica il potere di impedire ogni indesiderata deviazione dall’ortodossia scientifica, esattamente come la gerarchia cattolica del Medioevo poteva scomunicare qualsiasi eretico il cui insegnamento costituisce una sfida alla sua autorità. In questo modo la scienza non ha bandito la fede: ha sostituito la fede nella scienza moderna alla fede in una religione tradizionale. L’ecologia, con la quale dobbiamo sostituirla, è anche’essa una fede.[...]“.

1http://www.perugiatoday.it/eventi/fioritura-biancospino-gualdo-tadino-14-15-gennaio-2012.html

2http://profezie3m.altervista.org/archivio/MadonnaFiori.htm