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Verdetto segreto per Asia Bibi. Ci sono motivi di speranza

La lunghissima vicenda di Asia Bibi si conclude qui, 9 anni dopo il suo arresto, con un verdetto della Corte Suprema. Che però non è stato comunicato, per motivi di sicurezza. Gli integralisti islamici pakistani sarebbero pronti ad assassinare subito questa donna cristiana, provata da quasi un decennio di isolamento in carcere, condannata a morte per "blasfemia" in primo grado nel 2010. E sarebbero pronti a scatenare violenze contro i giudici e la comunità cristiana. Per questo la Corte Suprema ha deciso, ma non si pronuncia. Avvocati e attivisti sono ottimisti. Nel caso sia stata assolta, un paese sicuro deve garantirle asilo politico. 

Asia Bibi

Il destino di Asia Bibi è già stato deciso, ma noi non sappiamo quale sia. Infatti, la Corte Suprema del Pakistan, dopo l'ultimo clamoroso rinvio, ha emesso la sua sentenza per la donna condannata a morte per blasfemia nel 2010 e tuttora in carcere, in isolamento, in attesa di sentenza. Ora la sentenza c’è, ma è “riservata”, non è stata comunicata (per la vicenda si veda sul blog Cristiani Perseguitati).

Alla vigilia dell’udienza della Corte Suprema, Wilson Chowdhry, presidente della British Pakistani Christian Association (Bpca), si diceva ottimista sul verdetto: “Ho fiducia che questo sia un buon risultato – dichiarava all’agenzia missionaria AsiaNews - Asia è stata forte e coraggiosa durante tutti gli anni di prigionia e non ha mai perso neppure un briciolo della sua fede”. Sempre ad AsiaNews, Saiful Malook, avvocato di Asia Bibi si diceva anch’egli estremamente ottimista. “Sono sicuro al cento per cento che (Asia, ndr) verrà assolta. Abbiamo un buon processo”. Nelle ultime ore da tutto il mondo stavano giungendo preghiere per la sua liberazione. Un utente con il nome Khurram ha scritto: “È tempo che questa follia finisca. Troppo sangue è già stato versato per questa tragedia. La Corte faccia la cosa giusta e corregga gli sbagli”.

Ora, Asia sarà stata realmente assolta? Non lo sappiamo ora e non lo sapremo finché la Corte Suprema pakistana non deciderà di pubblicare la sentenza. Infatti il rischio era troppo forte, sia per un giudizio di assoluzione, sia per uno di eventuale condanna. Oltre alla polizia, ai media e alle associazioni per la difesa dei diritti umani, di fronte alla sede della Corte, erano radunati anche numerosi radicali islamici. La possibilità che potessero assassinare Asia Bibi dopo un’eventuale sentenza di assoluzione era concreta. Non solo esistono precedenti di cristiani assolti e assassinati il giorno stesso del processo, assieme al giudice che aveva appena spiccato la sentenza. Ma le vittime della violenza islamica direttamente collegate al caso Asia Bibi sono già due e sono entrambe eccellenti. La prima vittima eccellente è Salman Taseer, governatore del Punjab, ucciso nel gennaio 2011 dalla sua guardia del corpo. Si era offerto di perorare la richiesta di grazia per Asia di fronte al presidente del Pakistan. La seconda vittima eccellente è Shahbaz Bhatti, cattolico, ministro per le Minoranze, assassinato dai Talebani nel marzo del 2011. Era tra le più influenti voci pakistane per la tolleranza religiosa, sospettato dagli integralisti islamici di voler intercedere per Asia Bibi e, in generale, di voler riformare la “legge nera”, il famoso articolo 295, comma b, del Codice Penale pakistano, che condanna una persona per blasfemia, anche sulla base di un semplice sospetto.

La Corte ha dunque vietato l’ingresso ai giornalisti e sequestrato telefonini e altri strumenti di registrazione. Mehwish Bhatti, della Bpca, che era all’esterno del tribunale insieme a tanti altri attivisti, fa sapere che gli imputati di alto profilo sono stati fatti entrare da un ingresso secondario, per evitare i microfoni dei cronisti. Si può solo ipotizzare come sia finito il lunghissimo processo. “Ho fiducia che questo sia un buon risultato – ha dichiarato Wilson Chowdhry– Asia è stata forte e coraggiosa durante tutti gli anni di prigionia e non ha mai perso neppure un briciolo della sua fede”. Chowdhry pensa al futuro, nel caso l’assoluzione dovesse essere confermata: “dopo che verrà stabilito il suo rilascio – sostiene, ipotizzando un verdetto positivo – tutti i Paesi occidentali dovranno offrirle subito asilo politico. Asia non merita niente di meno, per il suo grande stoicismo”. “Il fatto che i giudici non abbiano subito rivelato il verdetto è buon segno – dice anche Thair Khalil Sindhu, uno degli avvocati difensori di Asia Bibi – è molto probabile che la Corte abbia rimandato la pubblicazione della sentenza perché intende assolverla. Speriamo che voglia organizzare il suo trasferimento dalla prigione di Multan a un luogo sicuro. I fondamentalisti sono pronti a ucciderla”. Ma anche nel caso riesca a sgusciare fuori dal pericolo che corre in Pakistan, un'eventuale assoluzione e fuga della donna cristiana "blasfema" può rendere tutti i cristiani del Pakistan dei bersagli mobili. Gli integralisti potrebbero vendicarsi uccidendo i giudici della Corte, gli avvocati, i cristiani in generale, con attentati o pogrom. Per questo occorre la massima attenzione sulla diffusione delle notizie. 

La vicenda di Asia Bibi è tanto lunga che è facile dimenticarne l’origine. Era stata arrestata nel giugno del 2009 per un sospetto di blasfemia, accusata dalle sue colleghe. Mentre lavorava nei campi, non la lasciavano bere dallo stesso recipiente d’acqua, perché loro erano musulmane e lei cristiana. Pare che, in un'animata discussione attorno all'acqua contesa, abbia messo a confronto Gesù e Maometto. “Gesù Cristo è morto sulla croce per i peccati dell’umanità. Che cosa ha fatto il vostro profeta Maometto per salvare gli uomini?” Una domanda giudicata blasfema, che può costare la vita. Ma è anche probabile che Asia non l'abbia neppure mai posta, questa domanda: non sono emerse prove contro Asia Bibi, nemmeno a 9 anni dal suo arresto. Nel novembre 2010 è però stata condannata a morte per impiccagione e da allora è sottoposta a regime d’isolamento nella prigione di Multan, dove le viene concessa un’ora d’aria tre volte al mese. In questi anni si è ammalata più volte e alcuni carcerieri, che ormai hanno stretto legami con lei, fanno sapere che non riceve adeguate cure mediche. Dopo i due omicidi eccellenti del 2011, legati al suo processo, Asia Bibi è diventata l’icona della persecuzione dei cristiani in Pakistan e il simbolo tragico della “legge nera” sulla blasfemia. Che colpisce soprattutto le minoranze e fra queste soprattutto i cristiani, costituendo così una non troppo velata legittimazione della persecuzione religiosa.